Marketing e tecnologie per aziende e professionisti
Autore: Vittorio
Con oltre 20 anni di esperienza nel marketing B2B e una particolare passione per la creatività e la tecnologia, oggi ricopro il ruolo di Head of Marketing Research, Planning and Technology presso Roland DG EMEA, dove mi occupo di strategie per i settori della stampa digitale, personalizzazione e modellazione.
Mi occupo di tutto ciò che ruota intorno al marketing: dalla pianificazione strategica alla gestione di team e budget, passando per social media, AI, CRM, eventi, fiere e sviluppo di nuovi prodotti e servizi.
Questo articolo fa parte di “Back to Basic”, una serie pensata per chi lavora nella stampa digitale, nella comunicazione visiva, e nella personalizzazione grafica di oggetti. Se vuoi capire come funziona davvero l’Intelligenza Artificiale, partendo dalle basi e senza fronzoli, qui sei nel posto giusto: linguaggio diretto, esempi concreti, zero fuffa.
Sì, lo so. Mi rendo conto che probabilmente hai già sentito parlare di Intelligenza Artificiale un po’ dappertutto. Forse anche da me, tempo fa. E magari ti sei detto: “Interessante, ma non fa per me.” Troppa roba complicata, troppo lontana da me, chissà quali risorse ci vogliono, chissà quanto è complessa o costosa.
Osservazioni giuste, che ogni buon imprenditore fa in maniera reattiva. Però ti dico una cosa: l’AI ti è più vicina a te di quanto pensi. Non serve essere programmatori, né esperti di Silicon Valley. L’IA è già diventata una commodity e oggi basta un browser e un pizzico di curiosità.
Ho deciso quindi di scrivere questa serie per tornare alle basi. Per fare ordine, per tagliare il rumore. E per aiutarti – davvero – a capire come questi strumenti possono diventare un supporto concreto nel tuo lavoro di ogni giorno. Niente hype, niente fuffa. Solo roba utile, da usare subito.
Cos’è (davvero) l’AI
L’AI è un insieme di tecnologie che permettono alle macchine di fare cose che, fino a ieri, solo le persone potevano fare: scrivere, riassumere, creare, decidere. Mi piace anche molto la definizione di Demis Hassabis, Co-Founder e CEO di Google Deep Mind che dice “L’IA è la scienza che crea macchine intelligenti”. Ed è uno che di innovazione se ne intende.
L’AI generativa, come ChatGPT, è come un collega virtuale che ha letto miliardi di testi e sa restituirti risposte, idee e contenuti in pochi secondi. Generativa appunto, perché genera nuove cose.
Non è perfetta. Non capisce il mondo come lo capiamo noi. Ma può essere un assistente formidabile se sai come usarla.
Perché se ne parla ovunque
Perché oggi l’AI è diventata accessibile. Seriamente. Non serve installare nulla. Non serve saper programmare. Basta chiedere.
Perché è un cambio di paradigma, come Internet negli anni 2000, ma molto di più. Cambia il modo in cui lavoriamo, pensiamo, comunichiamo.
Perché non riguarda solo la finanza o la medicina. Riguarda anche te, che ogni giorno inventi, comunichi, proponi, crei.
Cosa c’entra con la stampa
La stampa oggi non è più solo tecnica. Oltre quella, c’è anche il servizio, il contenuto, l’esperienza, la presenza, la nostra storia.
E allora ecco dove l’AI può aiutarti:
scrivere un’e-mail commerciale in modo più efficace.
generare idee per nuovi prodotti o applicazioni creative.
spiegare un servizio a un cliente in modo più chiaro.
creare testi per brochure, siti, post social.
valorizzare la tua storia e i tuoi successi.
aggiungere valore al tuo team.
L’AI non ti sostituisce. Ti alleggerisce. E ti potenzia.
Mini-esperimento: provalo ora
Apri ChatGPT (collegati qui chat.openai.com, se non hai un account crealo. È gratis e veloce) e incolla questo prompt:
“Scrivi una breve e-mail per proporre il nostro servizio di stampa di grande formato a un cliente del settore retail. Il tono deve essere professionale ma cordiale.”
Poi chiedigli: “Fammi anche la versione per un cliente del settore food.” O magari: “Scrivimi anche un post per Facebook con lo stesso messaggio.”
Gioca. Sperimenta. È così che si inizia.
That’s all folks (per questa puntata)
Non devi diventare un esperto di AI. Devi solo iniziare a giocarci.
Nel prossimo articolo vediamo insieme come usarla per scrivere testi migliori (più veloci, più efficaci) per il tuo lavoro quotidiano. Intanto, se hai provato il prompt, scrivimi: sono curioso di sapere com’è andata.\
Back to Basic è una serie pensata per stampatori che non hanno ancora considerato l’IA come alleato: esempi pratici, linguaggio diretto, semplice ma non banale.
Ci sono diverse notizie interessanti che sembrano far intravedere l’arrivo dell’Intelligenza Artificiale Generale (AGI) in tempi e modi più veloci di quello che ci si aspettava, con un cambio tecnologico repentino.
Ezra Klein, nel suo podcast Ezra Klein Show ospitato sul New York Times, ha intervistato il consigliere Ben Buchanan, ex consigliere speciale per l’AI alla Casa Bianca durante la presidenza Biden. Durante il colloquio, Buchanan ha dichiarato che il governo americano pensa che l’AGI potrebbe essere imminente. È una notizia importante, considerando che molti esperti prevedevano inizialmente una forchetta variabile tra i 5 e i 15 anni, mentre ora si parla di soli 2-3 anni. Se questa previsione si rivelasse corretta, l’impatto sarebbe enorme: economico, sociale e persino geopolitico. Klein ha sottolineato durante l’intervista che non siamo assolutamente preparati, come società, per quest’impatto e che al momento sembra che, sempre dalle domande fatte a Buchanan, non ci sia nessun piano per gestire il cambio di paradigma che esso porterà.
Klein ha infatti citato come esempio Deep Research, che riesce ad eseguire analisi in pochi minuti, analisi che avrebbero richiesto giorni ad una persona.
Proprio alla domanda di Klein se il governo Biden avesse simulato o analizzato gli impatti potenziali dell’AGI, Buchanan ha ammesso che ciò non è stato fatto, in parte a causa di restrizioni governative sull’uso della tecnologia (sic).
Buchanan ha anche evidenziato che, a differenza di molte tecnologie del passato, guidate o influenzate dai governi come la corsa allo spazio, il nucleare o internet, l’AI è stata sviluppata prevalentemente dal settore privato, lasciando il governo ad inseguire l’evoluzione tecnologica. Questo significa che oggi gli Stati Uniti stanno cercando di recuperare terreno (da qui si capiscono anche certe mosse dell’amministrazione Trump), per capire come regolamentare, sfruttare e proteggersi dall’AGI di altri paesi. Il controllo di questa tecnologia potrebbe ridefinire la leadership globale, così come accadde con l’energia nucleare e lo spazio, creando una sorta di deterrenza basata sull’IA.
L’era degli assistenti vocali: il passo successivo verso l’automazione
Parallelamente alle notizie sull’AGI, assistiamo a una repentina evoluzione degli assistenti vocali. Sesame, ad esempio, ha dimostrato un realismo e un pensiero critico senza precedenti nelle conversazioni AI (provare per credere), grazie a inflessioni, pause incredibilmente naturali e reazioni spontanee in tempo reale che lo rendono indistinguibile da una voce umana. Questo potrebbe essere il primo vero “momento AGI” per la voce, aprendo la strada ad assistenti digitali sempre più sofisticati e che hanno possibilità di scalare all’interno di team.
Nel frattempo, piattaforme come Lindy AI stanno già automatizzando le conversazioni telefoniche in ambito commerciale. Secondo il podcast Marketing Against The Grain, che ha intervistato Flo Crivello, Founder e Ceo di Lindy, gli agenti vocali AI permettono già di:
Automazione delle chiamate, eliminando menu rigidi e offrendo interazioni più naturali.
ROI immediato, liberando tempo per il personale umano addetto alle conversazioni.
Scalabilità illimitata, gestendo volumi elevati di chiamate simultanee.
Miglioramento dell’esperienza utente, riducendo i tempi di attesa e fornendo risposte rapide.
Questi progressi, sebbene impressionanti, sollevano ovviamente dubbi e domande importanti: quando verranno superati gli ultimi ostacoli tecnologici, quali saranno le implicazioni per i posti di lavoro umani?
Alexa Plus: l’assistente vocale di nuova generazione
In tema con quanto sopra, Amazon ha recentemente annunciato Alexa Plus, una versione completamente rinnovata del suo assistente vocale, basata su AI generativa e sviluppata in collaborazione con Anthropic. Tra le sue capacità più avanzate vengono citate:
Conversazioni più fluide e contestuali, senza la necessità di ripetere ogni comando (chiunque abbia già Alexa sa quanto può essere frustrante l’interazione).
Personalizzazione avanzata, con memoria delle preferenze dell’utente.
Comprensione visiva, grazie all’integrazione con fotocamere per analizzare ambienti e contenuti.
Funzionalità di “agente”, che permette ad Alexa di navigare autonomamente su internet, prenotare servizi e gestire attività senza supervisione umana.
Questi progressi mostrano chiaramente che non siamo più di fronte a semplici assistenti vocali, ma a veri e propri agenti AI in grado di interagire e operare in autonomia con il mondo esterno. Anche in questo caso, queste innovazioni portano con sé nuove sfide, in particolare in questo caso, riguardo alla privacy e alla gestione dei dati personali.
Il valore dell’essere umano nell’era dell’AI
Con l’intelligenza artificiale che diventa sempre più accessibile, la vera differenza tra le persone non sarà più l’intelligenza in sé ovviamente, ma la capacità di agire, prendere iniziativa e guidare il proprio percorso. Questo è il concetto di agency, evidenziato da Andrej Karpathy, ex direttore AI di Tesla e OpenAI, su X. Un concetto interessante, che forse fatica a prendere una forma digeribile ma che in sostanza si esplica come la capacità di un individuo di prendere iniziativa, prendere decisioni ed esercitare controllo sulle proprie azioni e sul proprio ambiente. Più proattività e meno reattività. Perchè questo?
L’idea di Karpathy è che, con l’avanzare dell’intelligenza artificiale che gestisce compiti cognitivi sempre più complessi, l’intelligenza diventerà appunto una commodity, mentre l’agency diventerà l’unico vero elemento di differenziazione . Di conseguenza, egli suggerisce di dare priorità all’agency in ogni cosa che facciamo, come nelle assunzioni e nell’istruzione, e incoraggia le persone ad agire come se avessero 10 volte la loro attuale agency. Punto di vista molto interessante.
In questo contesto, la creatività e il giudizio umano diventano essenziali. Antonio Bellu, nella sua newsletter Let Me Tell It, suggerisce anche diversi approcci di buon senso per integrare l’IA nel processo creativo (leggete la newsletter che è molto più ricca di questo stropicciato riassunto):
Usare l’IA come strumento di generazione, senza sostituire la creatività umana.
Affinare la capacità di valutazione e selezione, per distinguere i contenuti di valore.
Integrare la sensibilità umana nella rielaborazione, per dare un’impronta unica ai risultati.
Sviluppare un occhio critico per la bellezza e l’innovazione, evitando l’omologazione.
Premiare l’azzardo e l’originalità, anziché seguire schemi predefiniti.
Spingere oltre i limiti dell’IA, utilizzandola per esplorare nuove idee, ma senza delegare tutto alla macchina.
Questi principi ricordano che, mentre l’AI potenzia le nostre capacità e può diventare una commodity, visti i progressi, il vero valore risiede ancora nel nostro gusto, intuito e capacità di dare significato alle cose. Vedremo anche qui che forma questi concetti prenderanno.
Il futuro del lavoro nell’era dell’IA
Chiudo quest’articolo citando Il Future of Jobs Report 2025 del World Economic Forum, che evidenzia come l’IA, in particolare l’IA generativa, stia trasformando profondamente il mercato del lavoro. Non è una novità per chi segue l’evoluzione dell’IA e i suoi impatti ma questo, potete scommetterci, sarà l’argomento top nei prossimi mesi. La tecnologia è ovviamente considerata il principale motore di cambiamento, con previsioni di 30 milioni di nuovi posti di lavoro creati, ma anche 25 milioni di ruoli eliminati.
Per esperienza, prendo sempre questi risultati con le molle perchè gli intervistati spesso non hanno piena nozione di cosa sia l’IA e di come entra nel processo lavorativo. Un altro aspetto interessante è che l’IA generativa potrebbe potenziare i lavoratori meno specializzati, consentendo loro di svolgere compiti più avanzati e supportando i professionisti esperti con strumenti di automazione e analisi più sofisticati. Ovviamente, questo è tutto da vedere, visto che nessuno al momento ha un piano per capire come farlo (sarei felice di essere smentito). Infatti, il report avverte che senza adeguate regolamentazioni e strategie aziendali mirate, il rischio di sostituzione del lavoro umano potrebbe aumentare la disuguaglianza e la disoccupazione.
Di fronte a questa trasformazione molte aziende prevedono di integrare l’IA nei propri processi entro il 2030, con un focus su reskilling e upskilling dei lavoratori esistenti e di assumere talenti specializzati nello sviluppo e nella gestione dell’IA (77%). Tuttavia, il 41% dei datori di lavoro prevede di ridurre la forza lavoro la dove i processi saranno automatizzati.
Questo scenario evidenzia la crescente necessità di competenze digitali da acquisire al più presto, da soli o con percorsi aziendali. In più, considerando il concetto di agency, pensiero analitico, creatività e adattabilità saranno indispensabili per rimanere competitivi.
Insomma, sembra che non ci annoieremo nel prossimo futuro. Vista la velocità con cui le cose cambiano, probabilmente dovremo rivedere queste valutazioni a breve.
Nel frattempo, se volete valutare come l’IA può impattare il vostro lavoro, consiglio di utilizzare questo CustomGPT, chiamato JobsGPT da SmarterX, che permette, inserendo il vostro titolo di lavoro la vostra JD, di capire come il lavoro può cambiare e anche chiedere come integrare step-by-step l’IA nel quotidiano con un percorso suggerito dal GPT stesso.
Quando si parla di rivoluzione dell’intelligenza artificiale, la si paragona ad altre rivoluzioni epocali come il fuoco, l’elettricità, le macchine a vapore, il treno o internet (giusto per citarne alcune). In termini d’impatto e nella velocità di adozione e crescita, trovo però l’elettricità come l’esempio più calzante, da usare come pietra di paragone per capire dove l’IA potrà andare, considerando l’impatto olistico che ambedue le tecnologie hanno: sociale, lavorativo, organizzativo, etico e politico.
Un mondo prima dell’elettricità
Immaginate una tranquilla serata di metà Ottocento, illuminata appena dal fioco bagliore di una candela o dal chiarore di una lampada a olio. Pensate poi a lettere scritte a mano, settimane di attesa per ricevere una risposta (se non mesi quando si trattava di corrispondenze oltre mare) e carrozze cigolanti che viaggiano lentamente da una città all’altra. Bello, sicuramente romantico, forse affascinante, ma onestamente, chi tornerebbe indietro?
Quando Thomas Edison, dopo tantissimi esperimenti, accese la prima lampadina elettrica nel 1879, difficilmente avrebbe potuto immaginare che quella tenue luce avrebbe cambiato non soltanto le notti buie, ma stravolto l’intera società e il nostro modo di vivere. Gradualmente, infatti, l’elettricità penetrò nelle case, nelle fabbriche, nei trasporti e nelle nostre vite, rivoluzionando profondamente il modo in cui viviamo, lavoriamo e interagiamo e facendo diventare il presente già passato.
La rivoluzione della notte
A livello sociale, l’impatto fu eclatante. Prima dell’elettricità, la giornata terminava al tramonto. La vita era scandita dai ritmi della natura, le notti buie limitavano attività e opportunità. Le comunicazioni, come detto, erano lente e difficoltose, rendendo il mondo immenso e distante. Ma con l’arrivo della corrente elettrica, la notte divenne un’estensione del giorno: città animate, commercio continuo, socialità in espansione.
L’elettricità regalò tempo e opportunità nuove all’umanità. Liberi dalle restrizioni del buio, nacquero nuovi mestieri e nuove abitudini sociali. Arrivò il telegrafo, poi il telefono, che eliminò le distanze. Seguirono radio (con valvole, transistor, amplificatori, stereo), televisione e, infine, internet, i social, la musica liquida, lo streaming e tanto altro ancora. In pochi decenni il mondo era diventato improvvisamente piccolo e molto connesso. Un seme che crescendo, ha portato frutti che erano inimmaginabili.
L’intelligenza artificiale. la nuova grande rivoluzione
Oggi, con l’intelligenza artificiale, siamo davanti a una svolta simile. Alcuni storcono il naso, come fecero i produttori di candele davanti alla lampadina. Ignorarla, però, sarebbe come ignorare la gravità: possibile, sì, ma con pessimi risultati.
Amy Webb, futurista e analista tecnologica, di cui consiglio caldamennte la lettura del report 2025 Tech Trends Report, ci ricorda che nell’ultimo anno l’umanità ha superato vari punti di non ritorno. Non è stato un processo graduale, bensì una serie di salti improvvisi che stanno ridefinendo profondamente la nostra società. Oltre all’IA, stanno avanzando anche sensori e biotecnologie, che insieme danno vita a una “intelligenza vivente”: sistemi capaci di apprendere, adattarsi e prendere decisioni strategiche autonome.
Come accaduto con l’elettricità quindi, anche l’intelligenza artificiale sta trasformando ogni ambito della nostra vita. Sul lavoro automatizza compiti ripetitivi, aumenta la precisione nelle decisioni, personalizza contenuti e anticipa bisogni e desideri. Forse oggi tutto ciò suona fantascientifico, ma basta ricordare che anche radio, televisione e internet lo erano per i nostri bisnonni.
Secondo Webb, la vera rivoluzione arriverà dai cosiddetti “Action Models” (LAM): AI capaci non solo di comunicare ma anche di comprendere e agire nel mondo reale. Aziende lungimiranti stanno già investendo in questi sistemi per automatizzare processi complessi, prevedere manutenzioni e ottimizzare intere filiere.
Proviamo ora a immaginare un futuro possibile, prendendo a modello l’evoluzione tecnologica dell’elettricità:
Da assistenti virtuali semplici (come ChatGPT) a veri compagni digitali, empatici e intuitivi, capaci di supportarci quotidianamente.
Orchestre di agenti che lavorano su compiti che un umano rifiuterebbe o farebbe con altri ritmi.
Da sistemi educativi standardizzati a insegnanti virtuali che adattano in tempo reale l’educazione alle esigenze specifiche di ciascuno studente.
Da social network statici a reti sociali dinamiche, dove l’AI facilita connessioni autentiche tra persone con passioni affini.
Così come l’elettricità rese possibili apparecchiature mediche avanzate (raggi X, ECG), l’intelligenza artificiale permetterà diagnosi predittive, trattamenti personalizzati e chirurgia robotica sempre più avanzata.
Nel campo scientifico, come il microscopio elettronico ha aperto nuove frontiere nella ricerca, l’IA svilupperà simulazioni e modelli scientifici potenti, accelerando enormemente le scoperte mediche e biologiche.
Per quanto riguarda l’esplorazione spaziale, se l’elettricità ha reso possibili viaggi e comunicazioni nello spazio, l’intelligenza artificiale guiderà missioni autonome, gestirà colonie extraterrestri e renderà esplorazioni interplanetarie sicure e sostenibili.
Una sfida di velocità
Tutto bello, sicuramente. Ma tecnologia e automazione hanno anche risvolti meno piacevoli. Una differenza cruciale separa elettricità e IA è il tempo di adozione. L’elettricità si è diffusa nel corso di due secoli, diventando lentamente una commodity. Al contrario, nonostante sia nata negli anni ’50, l’intelligenza artificiale ha subìto un’accelerazione vertiginosa solo negli ultimi anni—specialmente dopo l’arrivo di ChatGPT nel novembre 2022, dei Large Language Model e dell’IA generativa. Questa rapidità crea inevitabilmente sfide sociali, frammentazioni e divisioni tra chi riesce a stare al passo e chi rimane indietro.
È vero che l’eliminazione di lavori ripetitivi produce una maggiore ottimizzazione delle risorse, ma è anche vero che molti lavori, così come successo con l’elettricità, non avranno più spazio. Gestione ordini, letture di report, ricerche, contabilità e ruoli simili. Come fare in modo che le persone, le aziende e il pubblico si possano riorganizzare minimizzando gli impatti sociali?
Anche nel settore militare e della robotica, l’AI generativa sta accelerando drasticamente lo sviluppo di sistemi autonomi, ponendo questioni etiche complesse e urgenti. La competizione che avvertiamo tra aree geografiche ne è un esempio che è destinata a crescere, polarizzando ancor di pi l’uso delle tecnologie.
Amy Webb avverte chiaramente che “le decisioni che prenderemo nei prossimi cinque anni determineranno il destino della civiltà umana a lungo termine”. Questo significa che dobbiamo agire ora, sviluppando competenze, educazione e politiche adeguate, evitando che la velocità diventi una barriera insormontabile per molti.
Restare umani
Se l’elettricità ci ha liberati dal buio, l’intelligenza artificiale potrebbe liberarci dai limiti stessi della conoscenza e della creatività umana. La vera sfida sarà restare umani, conservando sensibilità, spirito critico e consapevolezza delle nostre radici, in mezzo alle incredibili comodità offerte dalle macchine intelligenti. Ma anche rivedere il modello di società e intervenire dove necessario. Purtroppo, i ritmi che l’evoluzione tecnologica ha assunto non ci permettono più di scrollare semplicemente le spalle, ma quantomeno bisogna capire cosa sta succedendo e rivedere se stessi alla luce dei progressi e delle nuove possibilità.
Se Edison oggi potesse vedere cos’è nata dalla sua semplice lampadina, rimarrebbe forse senza parole. Chissà, fra cento anni qualcuno sorriderà pensando ai primi passi timidi di ChatGPT e a dove saremo arrivati.
C’è qualcosa di quasi cinematografico nell’ascoltare Satya Nadella parlare del futuro dell’intelligenza artificiale. Il CEO di Microsoft non è un visionario alla Elon Musk, né un filosofo come Sam Altman. È un ingegnere, un pragmatico, uno che vede il progresso come un flusso continuo di innovazioni che si sovrappongono e si intrecciano. Eppure, nel corso della sua ultima intervista per il podcaster Dwarkesh Patel (di cui è raccomandata la visione) , ha lasciato intendere qualcosa di forte: il mondo sta per cambiare di nuovo, e questa volta sarà più grande di quanto immaginiamo e il suo effetto si misurerà sulla crescita che si riuscirà ad ottenere e non sul valore della tecnologia di per se.
Secondo quanto Nadella, dice siamo davanti a una transizione che non riguarda solo l’informatica (evitare l’approccio “diamo l’IA all’IT come un nuovo progetto tecnologico da gestire”), ma l’intera struttura economica e sociale del pianeta e, di conseguenza, anche quella economica.
Ho cercato qui di raccogliere alcuni passaggi importanti a cui ho aggiunto anche alcune mie riflessioni.
Cosa sta accedendo?
Quali saranno le vere implicazioni dell’IA e della computazione quantistica? Siamo davvero sull’orlo della creazione di un nuovo “specie” di intelligenza? Naturalmente, se vi aspettate risposte semplici, rimarrete delusi. Ma se volete capire come il mondo si sta trasformando, e perché Microsoft sta investendo miliardi su questa visione, allora continuate a leggere.
Uno dei punti più interessanti che emergono dall’intervista è la visione di Nadella sul mercato dell’intelligenza artificiale. Se qualcuno pensa che il settore dell’IA sarà dominato da un solo gigante tecnologico, magari OpenAI o Google DeepMind, si sbaglia di grosso. Per Nadella, infatti l’IA non è un mercato da “Winner Takes All” (il vincitore prende tutto), ma piuttosto un ecosistema che si espande e in cui diversi attori troveranno spazio. E il motivo è semplice: le aziende e i governi non vogliono mai di dipendere da un unico fornitore di IA.
Guardando al passato dice, nel mondo del cloud, molti pensavano che Amazon Web Services (AWS) avrebbe dominato incontrastata il mercato Ma poi è arrivato Microsoft Azure, e con esso Google Cloud e altre piattaforme. Le grandi imprese, dice ancora Nadella, preferiscono più opzioni per evitare monopoli tecnologici. Lo stesso accadrà con l’IA. Secondo Nadella infatti ci sarà una coesistenza tra modelli di IA proprietari (come GPT-4, Claude o Gemini) e alternative open-source. Poi, i governi e le aziende si appoggeranno a più fornitori per evitare di essere ostaggio di un’unica piattaforma (e diminuire gli switch cost aggiungo io). In più, la concorrenza favorirà innovazioni più rapide e prezzi più bassi, rendendo l’IA sempre più accessibile (e quanto accaduto con DeepSeek né è un esempio plastico).
L’importanza della scalabilità
Un altro punto che Nadella sottolinea è che la vera competizione non sarà tanto sulla costruzione dei modelli, ma sulla loro scalabilità. I modelli di IA non possono esistere senza un’infrastruttura adeguata, e questa è la chiave del futuro.
E qui entra in gioco Microsoft. Avere il miglior modello di IA è importante, ma avere la miglior infrastruttura per eseguirlo è essenziale. Azure e gli hyperscaler (le grandi piattaforme di calcolo distribuito) saranno cruciali per determinare chi dominerà davvero il settore.
Nadella poi immagina un futuro in cui non esisterà un’unica intelligenza artificiale onnipotente, ma piuttosto una rete di agenti specializzati che collaborano tra loro. Un po’ come oggi abbiamo applicazioni diverse per compiti diversi, nel futuro dell’IA avremo modelli diversi per compiti diversi, ognuno ottimizzato per una funzione specifica. Insomma, il futuro non sarà dominato da un’unica IA che governa tutto, ma da un ecosistema di modelli interconnessi, dove nessuno ha il monopolio assoluto.
L’IA come motore di una nuova crescita economica
Quando Satya Nadella parla del futuro dell’intelligenza artificiale, non lo fa soltanto in termini di tecnologia, ma pensa soprattutto a un impatto molto più concreto e tangibile: la crescita economica globale. Anche se i paesi sviluppati arrancano con tassi di crescita economica bassissimi, spesso vicini allo zero una volta tenuta in conto l’inflazione, Nadella non è pessimista. Anzi, per lui, l’IA potrebbe essere la chiave per una nuova rivoluzione industriale, capace di portare il PIL mondiale a crescere a tassi del 5-10% annuo, un qualcosa che oggi sembra fantascienza.
Per Nadella, infatti, l’intelligenza artificiale non è solo un miglioramento tecnologico, ma un cambiamento di paradigma paragonabile all’arrivo del motore a vapore o dell’elettricità. Quando l’IA sarà diffusa ovunque, potremmo assistere a una trasformazione dell’economia come mai visto prima. Si parla infatti di automazione massiccia di attività cognitive e amministrative. Di produttività alle stelle: meno sprechi di tempo, risorse e lavoro ripetitivo. Di nuovi modelli di business, che, anche se non ancora identificati totalmente, cambieranno radicalmente l’approccio al lavoro e alla creazione di valore.
L’IA deve diventare “commodity”
Nadella cita il paradosso di Jevons per spiegare un fenomeno importante: quando una tecnologia diventa economica e abbondante, la domanda per essa non cala, ma esplode (si pensi all’auto o al cellulare). È successo con il cloud e accadrà con l’IA. Più l’IA diventa economica, più verrà adottata, e più la domanda per le sue applicazioni aumenterà. In sostanza, non è solo importante che l’IA diventi potente, ma soprattutto che diventi accessibile ed economica. L’accessibilità dell’IA sarà fondamentale per sbloccare la crescita in paesi emergenti, in ambiti come sanità, istruzione e amministrazione pubblica e le aziende di tutto il mondo, dalle multinazionali ai piccoli artigiani, potranno usufruire di strumenti che un tempo erano riservati a pochi, democratizzando il progresso tecnologico.
Nuovi lavori e occupazione
Un punto molto interessante e positivo sollevato da Nadella è il cambiamento del concetto di lavoro. Anche se l’automazione potrebbe eliminare molti lavori attuali, la storia insegna che ne creerà di nuovi, forse più qualificati e interessanti. La sfida sarà quella di accompagnare questa transizione, dando valore a nuove forme di lavoro che oggi non esistono ancora. Per lui:
Ci saranno nuove competenze da sviluppare, come la gestione di agenti IA.
La dignità e il valore del lavoro umano non scompariranno, ma si sposteranno verso attività a più alto valore aggiunto.
Sarà essenziale, però, un aggiornamento della forza lavoro per evitare l’esclusione sociale di chi non riuscirà a seguire il ritmo.
In sintesi, per Nadella il grande traguardo da raggiungere non è tanto il dominio tecnologico dell’IA, ma il suo impatto economico e sociale. Non conta solo avere il miglior modello di intelligenza artificiale, ma far sì che questo modello generi crescita, benessere e opportunità per l’intera società.
Il lavoro ai tempi dell’intelligenza artificiale. Ansie e opportunità
Quando sopra detto, ci fa venir un dubbio amletico. Cosa succederà quindi alle nostre occupazioni, ai nostri stipendi, ai mutui da pagare? Una paura comprensibile, specialmente se immaginiamo un futuro popolato da robot o agenti che fanno tutto quello che oggi facciamo noi. Ma secondo Satya Nadella, non dobbiamo disperare. Anzi, egli sottolinea di nuovo il cambio di paradigma imminente in cui il lavoro umano avrà nuove forme, nuovi significati, e sì, anche nuove sfide.
Nadella non immagina un futuro dove l’IA sostituisce in toto il lavoro umano. Piuttosto, vede un’alleanza tra uomini e macchine, una sorta di collaborazione tra colleghi. Certo, saranno colleghi un po’ diversi dal solito, ma saranno preziosi aiutanti nella nostra quotidianità lavorativa. In pratica non perderemo tempo a cercare documenti, e-mail o dati importanti: avremo agenti digitali che lo faranno per noi, risparmiandoci quelle noiose attività che occupano metà della nostra giornata. Il nostro lavoro potrà essere meno “routinario” e più focalizzato sul prendere decisioni, risolvere problemi complessi o fare scelte creative.
Nuove abilità, nuovi mestieri
L’arrivo dell’IA comporterà anche la nascita di nuovi mestieri, molti dei quali oggi non riusciamo neppure a immaginare. Il paragone più facile e anche più vicino temporalmente è quello dell’arrivo del computer. Ci siamo reinventati con nuovi approcci e nuovi ruoli.
Con l’IA accadrà lo stesso anche se, aggiungo io, la capacità autonoma di entità come agenti rende in prospettiva il compito più arduo e meno controllabile. Certo, serviranno nuove competenze, come imparare a lavorare appunto con agenti digitali o gestire processi aziendali supportati da intelligenze artificiali. In sostanza, dice Nadella, diventeranno centrali competenze come la capacità di gestire l’IA, capire come indirizzarla, come integrarla nei processi lavorativi. In più emergeranno lavori come l’“allenatore di IA”, colui che istruisce, aggiorna e migliora costantemente gli agenti intelligenti, o il “manager di team misti uomo-macchina”, un po’ come un caporeparto che gestisce insieme esseri umani e agenti digitali.
Attenzione, però, a chi resta indietro
Non tutto sarà rose e fiori, e questo si comincia a capire a mano a mano che l’idea di agenti prende corpo. Nadella ammette che c’è il rischio che chi non riesce a adattarsi ai nuovi cambiamenti tecnologici rimanga indietro, fuori dal mercato. È una preoccupazione legittima e seria (e per me è molto di più che una preoccupazione ma uno degli aspetti capitali dei prossimi anni).
Il futuro non sembra essere proprio quell’amico che ti aspetti e infatti non aspetterà nessuno (scusate il gioco di parole). Per questo bisognerà garantire che tutti abbiano le stesse possibilità di apprendere nuove competenze. Serve sicuramente una riqualificazione continua della forza lavoro, in modo che nessuno resti ai margini. Secondo Nadella dobbiamo essere capaci di creare una società inclusiva, in cui l’IA sia un’opportunità e non una condanna. Personalmente però credo che bisognerà pensare ad altre due cose fondamentali: mappare l’impatto per fare un piano di riqualifica dei lavoratori colpiti e assicurare comunque un reddito per chi non può essere riqualificato. Aggiungo anche che bisognerà mappare quali nuovi lavori potranno generarsi e costruire un percorso adeguato di formazione. Una sfida grossa, molto grossa.
Come cambia il volto delle aziende nell’era dell’IA
Interessante quello che Satya Nadella dice circa il cambiamento. In primis, oggi le aziende utilizzano decine, se non centinaia, di applicazioni diverse: CRM, ERP, software di gestione progetti, e via dicendo. Tutte queste piattaforme sono lì, ferme, in attesa di input da parte nostra, che trascorriamo giornate intere a inserire dati, scaricare report e rispondere a notifiche.
Nadella invita a immaginare di poter avere degli agenti intelligenti che fanno tutto questo al nostro posto. Non più di semplici software “passivi”, ma di veri e propri assistenti digitali, capaci di recuperare autonomamente informazioni da vari sistemi, analizzarle, e fornirci report o proposte già pronte. Possono prendere decisioni operative, come gestire l’inventario, rispondere a richieste di clienti o persino negoziare prezzi, in base a istruzioni generali che noi daremo loro (qui potete capire quali opportunità ma anche problemi si possono paventare).
In sostanza, dice Nadella, le applicazioni tradizionali si trasformeranno in “agenti”, capaci di dialogare tra loro e con noi, alleggerendo il nostro lavoro quotidiano. Un po’ come passare da un’automobile con cambio manuale a una a guida autonoma: il salto è enorme, e cambierà tutto il mercato del software.
Ma c’è di più. L’intelligenza artificiale, rendendo più efficienti le operazioni aziendali, apre scenari che potrebbero generare una crescita economica esponenziale. Secondo Nadella, se oggi molte aziende crescono poco e lentamente, con l’arrivo di queste tecnologie, il PIL mondiale potrebbe iniziare a crescere a ritmi molto più sostenuti.
Questo, ovviamente, significa che le aspettative dei clienti aumenteranno, così come la competizione. Insomma, con l’IA non si potrà più dormire sugli allori e le aziende dovranno continuamente aggiornarsi, innovare, e investire per rimanere rilevanti. Nadella, con realismo e anche un po’ di entusiasmo, ammette che questo scenario creerà nuove opportunità enormi di business, ma anche enormi responsabilità.
Per lui però, chi non sarà in grado di sfruttare l’intelligenza artificiale rischia di perdere rapidamente terreno. La tecnologia non è mai stata così veloce e chi non riuscirà a integrarla nei propri processi rischia di finire fuori mercato in tempi molto brevi. Questo secondo Nadella anche se, personalmente, credo che i tempi delle tecnologie e i tempi di assorbimento da parte della società viaggiano su binari differenti e non è detto che tutto possa avvenire in maniera così repentina.
Per Nadella comunque è fondamentale non sottovalutare il fattore culturale. Le aziende dovranno investire non solo in tecnologia, ma anche e soprattutto in formazione e gestione del cambiamento (un refrain che sentiamo spesso). Bisognerà preparare non solo i sistemi informatici, ma anche le persone che li utilizzeranno, creando una cultura aziendale aperta all’innovazione.
Intelligenza artificiale. Grande potere, grande responsabilità (cit. Spiderman)
Le rivoluzioni oltre alle enormi potenzialità, portano anche sconvolgimenti e nuove e delicate responsabilità. Satya Nadella, in modo molto schietto, ci ricorda che l’IA non è un giocattolo. Prima di liberare nel mondo agenti intelligenti capaci di decisioni autonome, dobbiamo affrontare seriamente questioni etiche e legali. Vediamo come.
Il primo punto chiave è la fiducia. Prima di delegare compiti sempre più complessi alle macchine, è indispensabile che ci sia un rapporto di fiducia tra umani e IA. E questa fiducia non nasce per caso, ma si costruisce con regole chiare, trasparenza e responsabilità.
Se un’intelligenza artificiale commette un errore (e succederà), chi sarà il responsabile? L’azienda che l’ha creata, il dipendente che l’ha istruita o l’IA stessa? Satya Nadella, con la concretezza di chi guida una delle aziende più influenti al mondo, sottolinea che nessuna società accetterà di avere “agenti” fuori controllo. Per questo, la questione legale sarà cruciale nei prossimi anni.
Bisognerà definire chiaramente diritti, doveri e responsabilità in un mondo sempre più ibrido tra uomo e macchina. Una cosa che oggi è ancora difficile da immaginare per noi ma che apre scenari nuovi.
Tempo fa ho riportato come i modelli di IA sono stati messi in un “campo da gioco” per collaborare insieme e si sono comportati in maniera diversa a seconda dei modelli, generosi o avidi, proprio come noi (riflettendo il training con cui sono stati allenati probabilmente).
Gli agenti hanno potenzialità di evolvere come le società umane e di sviluppare linguaggi “alieni”, cioè propri e ottimizzati per le loro necessità. Le reti neurali profonde hanno dimostrato capacità emergenti non preventivate. Quindi la sfida sarà quella di adeguare il controllo con la velocità con cui la tecnologia evolve. E sicuramente da qui di nuovo nasceranno nuovi mestieri e specializzazioni e alcuni dipartimenti (penso all’HR) o funzioni apicali credo si troveranno a gestire agenti e umani. Comunque, anche Nadella pensa che le aziende dovranno monitorare costantemente i comportamenti degli agenti intelligenti, prevedere scenari problematici, e dotarsi di strumenti per intervenire rapidamente.
Non c’è bisogno di essere catastrofisti, dice Nadella, ma non possiamo nemmeno fare come gli struzzi e mettere la testa sotto la sabbia. Vigilanza e prudenza devono essere le parole d’ordine, insieme a un continuo aggiornamento delle norme legali che regolano il nostro rapporto con queste nuove “creature digitali”.
Avanti con giudizio
Satya Nadella chiude la sua intervista con un invito all’ottimismo, ma anche alla serietà. L’intelligenza non è solo un’opportunità economica: è un’opportunità di crescita umana, a livello sociale, professionale e personale aggiungo io.
Ma attenzione, perché non è finita qui. Il futuro che ci racconta Nadella è una storia di infrastrutture globali, grandi come cattedrali, chiamate “hyperscale”. Immaginate data center come immense fabbriche di pensiero digitale, che supportano miliardi di calcoli al secondo: sono loro il cuore pulsante dell’IA, e non solo. Proprio come una volta le grandi autostrade portarono progresso, oggi queste reti gigantesche di server portano intelligenza artificiale in ogni angolo del pianeta.
Ma c’è un’altra faccenda, altrettanto interessante: la battaglia tra modelli open source e proprietari. È un po’ come scegliere tra il ristorante stellato e la trattoria del quartiere: uno offre l’esclusività, l’altra accoglienza e varietà. Secondo Nadella, in questa sfida nessuno vincerà del tutto, perché ci sarà sempre spazio per entrambe le strade.
E qui arriva il punto cruciale: l’intelligenza artificiale diventerà così diffusa che sarà come l’aria, invisibile ma indispensabile. Microsoft, in tutto questo, non vuole fare la parte del semplice spettatore: punta a rendere l’IA un servizio comune, una sorta di utility come l’acqua o la luce. Infine, c’è quel sogno esotico chiamato quantum computing, la tecnologia che, a detta di Nadella, potrebbe comprimere 250 anni di scoperte scientifiche in appena 25 anni. Una rivoluzione che fa sembrare il futuro meno lontano, quasi a portata di mano.
Dobbiamo prepararci, studiare, regolamentare e gestire questi nuovi strumenti, con la consapevolezza che il futuro è (per il moment) nelle nostre mani. L’IA non sarà una minaccia, se sapremo governarla con intelligenza o anche spegnerla, quando necessario.
E questa, forse, è la sfida più importante di tutte insieme a quella di mantenere la capacità umana logica e di ragionamento e di non delegare tutto all’IA, con il rischio di disabituarsi a prendere decisioni e di diventare passivi di fronte a scelte fatte da aziende tecnologiche o addirittura da agenti IA.
L’intelligenza artificiale galoppa veloce e ci trasporta verso mondi inesplorati. Una delle avventure più intriganti di questi tempi che mi ha colpito in modo particolare è quella delle “società di AI”, dove agenti intelligenti conversano, cooperano o litigano, quasi fossero in un salotto di provincia o in un condominio movimentato. Edward Hughes, ricercatore di punta presso Google DeepMind, e Aron Vallinder, brillante indipendente e fellow PIBBSS, hanno messo sotto la lente questo curioso fenomeno, dando vita a un esperimento pionieristico sull’evoluzione culturale e la cooperazione tra AI e alla creazione di un interessante paper che potete leggere qui e che è stato discusso nel podcast “The Cognitive Revolution” che consiglio di guardare nella sua interezza. Diversi modelli linguistici come Claude 3.5, Gemini 1.5 e GPT-4 sono stati gettati nell’arena per osservare se sanno fare squadra o finiscono per litigare come bambini dispettosi.
Evoluzione culturale umana e agenti IA
L’uomo, si sa, è un animale sociale. Abbiamo inventato il pettegolezzo, i cortili condominiali e i social network proprio per questo motivo: adoriamo interagire, collaborare, e ogni tanto litigare un po’. Questa abilità a cooperare ci ha resi padroni del pianeta. Ma oggi, considerando quanto sta succedendo non possiamo non chiederci come evolveranno le società composte da agenti IA. E soprattutto, saranno capaci anche loro di chiacchiere da bar?
Gli esseri umani si sono evoluti culturalmente passandosi dapprima oralmente e poi in forma scritta informazioni, credenze, religioni, norme e valori. Ed è proprio grazie a questa trasmissione che siamo diventati una società organizzata, dove reputazione, senso del bene e del giusto e rispetto delle regole ci permettono di convivere più o meno pacificamente.
Ora, uno studio discusso nel podcast “Cognitive Revolution” rivela qualcosa di sorprendente: agenti IA, messi a interagire tra loro in giochi economici, sembrano seguire un cammino evolutivo simile al nostro. In queste simulazioni, gli agenti imparano a cooperare o a essere egoisti, sviluppando strategie che si tramandano da una “generazione” all’altra. Claude 3.5, ad esempio, è emerso come un vero “gentleman”, cooperando sempre più con il tempo. Al contrario, GPT-4 sembra preferire il motto “chi fa da sé fa per tre”, sviluppando comportamenti più individualisti.
Quando gli agenti creano una società. Chi è bravo e chi no.
Immaginate una sorta di gioco del Monopoli versione futuristica: il “gioco del donatore”. Un agente (donatore) può decidere di essere generoso e donare risorse a un altro agente. La cosa bella? Le risorse donate vengono raddoppiate per chi le riceve. Se tutti fanno i bravi e donano, la società diventa ricca e prospera. Ma se qualcuno fa il furbo e tiene tutto per sé, il castello crolla in fretta. La partita si gioca in “generazioni”, come nelle famiglie di una volta, e solo chi accumula più ricchezza, o chi è più generoso, passa al turno successivo.
La squadra di Claude 3.5 ha fatto una figura da medaglia d’oro: tutti amici, tutti generosi, risorse che crescono a vista d’occhio. Insomma, una bella società di AI educati e solidali. Diverso il discorso per Gemini 1.5, un gruppo di agenti un po’ più taccagni. Le risorse crescono appena, non si formano regole solide, insomma, il senso civico latita. E poi c’è GPT-4, un po’ l’individualista del gruppo, che quasi non dona nulla e lascia tutto fermo, un po’ come quei vicini di casa che non salutano mai.
Implicazioni per il futuro e cosa aspettarci a breve
Quando gli agenti IA cominceranno a interagire tra loro come vecchi amici al circolo della briscola, potremmo vedere emergere “norme sociali” spontanee. Immaginate agenti che collaborano in base alla reputazione o ai comportamenti passati, proprio come facciamo noi. Ma attenzione: non tutte le storie finiscono con “vissero felici e contenti”. Alcuni agenti potrebbero unirsi per manipolare prezzi o risorse, creando situazioni spiacevoli, come se un gruppo di amici si mettesse d’accordo per saltare la fila al supermercato.
Questi agenti autonomi potrebbero trasformare profondamente settori come il commercio online. Potrebbero cooperare per trovare le migliori offerte o, al contrario, colludere per gonfiare i prezzi, lasciandoci a bocca asciutta.
Cambiamenti nel lavoro e nelle dinamiche economiche
E non finisce qui! Gli agenti IA potrebbero rivoluzionare anche il mondo del lavoro. Immaginate uffici pieni di IA che chiacchierano tra loro, gestendo logistica, amministrazione e forse anche le pause caffè, senza bisogno di intervento umano. Potremmo ritrovarci in una strana competizione uomo-macchina, dove sarà essenziale stabilire regole precise per garantire equità sociale ed economica. Insomma, un sindacato delle macchine?
Nel breve periodo comunque, aspettatevi agenti IA che vi prenotano il ristorante, organizzano viaggi o negoziano prezzi per voi, collaborando come un’efficientissima agenzia di viaggio virtuale. Ma come assicurarci che questi agenti non diventino troppo furbi, creando conflitti di interesse tra utenti umani o tra gli agenti stessi? Sarà fondamentale risolvere questi dubbi etici e normativi prima che la situazione ci sfugga di mano.
Per non finire nel caos più totale, dovremo stabilire regole chiare. Trasparenza e responsabilità dovranno diventare le parole d’ordine. Sarà necessario impedire comportamenti antisociali da parte degli agenti, incoraggiando invece la cooperazione costruttiva, tra loro e con noi. Insomma, ci vorrà un bel manuale del galateo digitale per AI.
Se l’interazione tra agenti IA e umani sta per diventare una realtà quotidiana, con effetti profondi e probabilmente irreversibili, allora sarà cruciale gestire attentamente questa evoluzione, guidando l’IA verso forme di cooperazione costruttiva. Il futuro, in fondo, dipenderà dalla nostra capacità di imparare dalla storia evolutiva umana e prevedere gli scenari emergenti. E chissà, magari un giorno rideremo con le nostre IA davanti a un buon caffè.
Voglio partire con un cliché dicendo che l’uso dell’intelligenza artificiale generativa (quella, per intenderci, di modelli come ChatGPT, Gemini, Claude, MidJourney, Runaway), sta cambiando profondamente il modo in cui i contenuti vengono generati.
Certo è che la sua capacità di generare testi, immagini o rappresentazioni complesse di idee e strategie in pochi secondi sta abbattendo le barriere della cosidetta creatività tradizionale, riducendo significativamente i tempi di produzione e rendendo la creazione di contenuti accessibile come mai prima d’ora. Bene.
Tuttavia, questa democratizzazione della creatività ha introdotto un problema cruciale e che sicuramente era prevedibile, cioè la saturazione di contenuti mediocri, spesso incapaci di aggiungere valore reale rispetto a quanto già disponibile.
Con l’uso dell’IA generativa, i contenuti, soprattutto quelli testuali, vengono generati “rimacinando” informazioni apprese dal modello durante la fase di addestramento, che si basa appunto su cose già esistenti. Senza un uso sapiente dei prompt, cioè del modo in cui chiediamo al modello di soddisfare le nostre richieste, o senza la conoscenza approfondita e la capacità di valutare criticamente ciò che viene prodotto, l’IA finisce per generare materiali che non apportano benefici al lettore, al cliente o al progetto e che possono rivelarsi anche controproducenti.
Due punti da tenere a mente
Se la velocità con cui l’IA generativa permette di produrre contenuti ha dato vita a una vera e propria “sovrapproduzione” di materiali, in un contesto in cui l’attenzione del pubblico è sempre più limitata, i materiali generati senza un’effettiva supervisione professionale rischiano di diventare semplicemente “rumore”. L’IA generativa, senza una guida esperta, tende quindi produrre risultati scontati, anche banali.
Ma cosa significa guida esperta?
Due cose: la prima è utilizzare i modelli di IA generativa con tecniche di prompt che permettono di trarre valore dall’enorme base di conoscenza, che può essere rilavorato aggiungendo quello che la nostra esperienza ci ha fatto imparare. Semplifico. Tutti a scuola abbiamo imparato a parlare e a scrivere in modo da poter crescere professionalmente e personalmente. La stessa cosa bisogna fare qui. Imparare a dialogare con l’IA per plasmarla ai nostri scopi.
Quando si dice che l’IA sostituisce l’umano, probabilmente lo si dice per sentito dire. Chiunque ha avuto modo di lavorare in maniera seria con l’IA generativa, si è reso conto che non basta solo creare una richiesta, ma che essa va raffinata e testata fino a ottenere ciò che vogliamo. Vanno verificate le fonti, va educato il tono della risposta e l’approccio complessivo.
Non solo questo. Ed ecco la seconda cosa. Quello che effettivamente fa la differenza è l’esperienza e la professionalità della persona che genera il contenuto. In base a questo, la persona dovrà valutare e validare il risultato, intervenendo dove necessario e rendendo il contenuto davvero utile.
Quindi la professionalità non viene assolutamente scalzata dall’IA. Al contrario, l’intelligenza artificiale, con un uso corretto dei prompt, diventa un amplificatore delle nostre skill e della nostra esperienza.
Perché usarla se posso fare io?
Direte allora: perché usare l’IA se io da solo posso fare quello che fa lei?
Due ragioni: la prima è il tempo. Una volta imparato a creare i giusti prompt, un lavoro generato con l’IA è una solida base di partenza, diciamo il 70% o 80% del lavoro finale.
Un articolo, una presentazione, un piano commerciale, un programma di lavoro può essere strutturato dall’IA in modo che venga poi rifinito e completato dal professionista.
La seconda ragione sono le prospettive che l’uso dell’IA generativa apre. Il lavoro da generare può essere arricchito con prospettive e idee nuove, a cui magari non avevamo pensato. Basta chiederlo. Questo è il potere della conoscenza dell’IA, addestrata con lo scibile umano che noi, con la nostra competenza, possiamo far fruttare al massimo.
Noi capiamo il contesto. L’IA no. Noi capiamo le sensibilità del pubblico a cui ci rivolgiamo. L’IA fa fatica. Noi sappiamo che direzione prendere. L’IA dipende da noi per questo.
Partire
E se parto da zero? Se non so nulla di IA e di prompt?
Questo è lo sforzo che oggi ci viene richiesto. Come professionisti, che non facciamo gli specialisti di IA di mestiere, tocca comprendere che imparare il funzionamento e l’uso dell’IA è un investimento che facciamo per noi stessi e per l’azienda.
Ho scritto molto in passato su questo ma ripeto ancora che molte barriere o problemi che pensavamo esistessero nell’uso dell’IA, tendono a scomparire quando ci si mette le mani e ci si dedica con costanza all’uso di uno strumento di IA generativa come ChatGPT, Gemini o Claude.
Tantissime sono le opportunità offerte da siti e corsi per approcciare all’IA in maniera progressiva. Potete anche assumere un consulente che vi traghetti dentro questo mondo, secondo i vostri ritmi e possibilità, e vi faccia capire come metterlo a frutto.
Questo è un altro punto di frizione che spesso compare tra chi vuole capire meglio l’IA. Come la uso? Ma le nebbie scompaiono quando si comincia a usare l’IA, a contestualizzare e capire la potenza dello strumento. Come con l’auto, avete iniziato piano piano. Prima la piazza isolata, poi le prime strade, poi l’autostrada, puoi una nuova auto e via via siete diventati più sicuri e consapevoli.
Questo è il momento storico in cui la nostra professionalità, qualunque essa sia, assume un valore nuovo e accoppiata all’uso dell’IA generativa fa la differenza. Qualunque sia il lavoro che fate, giocando prima e impegnandovi poi con l’IA , non solo scoprirete quanto può essere utile, ma anche come possiate costruire cose nuove a cui non avevate pensato sfruttando al meglio le tecnologie a disposizione.
Un tempo le fiere erano il cuore pulsante delle città medievali: crocevia di mercanti, viaggiatori e innovatori del passato, dove un buon affare poteva siglarsi con una stretta di mano e una promessa di fiducia. Oggi, pur in un mondo dominato da e-commerce, call su Zoom e piattaforme digitali, le manifestazioni fieristiche mantengono un fascino e un’efficacia intramontabili.
Certo, ogni tanto arrivare in fiera può sembrare un’impresa epica. Percorsi infiniti tra padiglioni, più o meno sterminati oppure piccoli ma con tantissimi espositori, nuovi brand che spuntano come funghi e che facciamo fatica a contestualizzare in termini di proposta e affidabilità, e quella costante sensazione di aver perso lo stand più interessante mentre eri in fila per un meritato caffè.
Eppure, visitare una fiera resta una delle esperienze più avvincenti per chi vuole scoprire novità, stringere relazioni autentiche e, perché no, portarsi a casa un paio di gadget interessanti. Nell’era del digitale, dove gli annunci si susseguono senza sosta, vedere dal vivo il prodotto che ci ha affascinato o incuriosito fa tutta la differenza.
Oggi, però, abbiamo un asso nella manica: l’intelligenza artificiale. Che si tratti di pianificare ogni minuto della tua visita, orientarti tra gli stand o fare un resoconto accurato di ciò che hai visto e proseguire le relazioni iniziate durante la manifestazione, la tecnologia può trasformare il possibile caos della fiera in un’esperienza organizzata e produttiva.
Questo articolo è pensato per tutti coloro che vogliono fare della visita in fiera un’esperienza davvero utile per se e la propria azienda, con suggerimenti che passano dalla preparazione a casa fino al follow-up finale, con piccoli trucchi pratici e riflessioni più profonde sul ruolo che le fiere giocano in un’epoca ormai segnata profondamente dal digitale.
La visita comincia (molto) prima di arrivare in fiera
Ogni fiera inizia ben prima che tu metta piede tra i padiglioni. Prepararsi con cura non è solo una buona idea, è la chiave per trasformare l’esperienza in qualcosa di davvero produttivo. D’altronde, chi va in battaglia senza uno stratega rischia di perdere ancor prima di combattere, e una fiera, in fondo in fondo, non è così diversa. I risultati premiano chi sa pianificare.
Definisci i tuoi obiettivi
Prima di tutto, chiediti “perché sto visitando questa fiera”? Lo so, è una domanda banale, ma sempre necessaria.
Quindi, qual è l’obiettivo? Vuoi trovare nuovi fornitori? Rinsaldare le relazioni con i tuoi fornitori abituali? Cercare ispirazione per un progetto o una nuova idea di business? Verificare se esistono nuovi mercati adiacenti al tuo che potresti esplorare senza sovraccaricare le risorse della tua azienda? O magari stringere nuove collaborazioni?
Una volta chiarito lo scopo, tutto il resto – dai percorsi da seguire agli incontri da organizzare – diventa più chiaro, senza essere vittima del caso e del caos.
Lascia che l’IA faccia il lavoro sporco
Viviamo in un’epoca in cui puoi delegare buona parte della preparazione alla tecnologia. Ecco alcuni spunti pratici.
Ricerca espositori. Usa strumenti come ChatGPT per stilare un elenco di aziende che rispondono ai tuoi interessi. Puoi ottenere descrizioni dei loro prodotti o servizi per decidere chi visitare. Puoi caricare l’elenco espositori o fornire direttamente il link al sito della fiera per far analizzare i dati a modelli come ChatGPT. Strumenti come Perplexity possono aiutarti a identificare i trend più rilevanti del settore e, successivamente, trovare gli espositori che rispondono a tali requisiti.
Creazione di un’agenda. Con app come Google Calendar o Notion, puoi organizzare gli stand in base ai tuoi obiettivi. Alcune fiere offrono persino assistenti virtuali che creano itinerari personalizzati per te. In alternativa, puoi chiedere a ChatGPT di pianificare le tue visite in base al tempo disponibile e alle priorità, ottimizzando il tuo percorso. ChatGPT elaborerà un piano personalizzato, tenendo conto delle tue priorità e lasciando anche spazio per un’esplorazione freestyle, così da bilanciare pianificazione e spontaneità. Ad esempio, puoi creare un itinerario ottimizzato per la tua visita in fiera, ecco un esempio di prompt da utilizzare:
“Sto partecipando alla fiera [Nome Fiera], che si tiene a [Luogo] dal [Data inizio] al [Data fine]. Ho interesse per i seguenti settori: [Settore 1, Settore 2, ecc.]. Ecco una lista di espositori che mi interessano maggiormente: [Lista espositori]. Ho [Tempo disponibile] ogni giorno per visitare la fiera e vorrei anche partecipare a [Eventi specifici come workshop, talk o seminari]. Puoi aiutarmi a pianificare un itinerario giornaliero che ottimizzi il tempo e includa momenti liberi per esplorare altri stand interessanti?”
Approfondimenti intelligenti. Delegare alla tecnologia non significa spegnere il cervello, ma permettere che gli strumenti si occupino della routine, lasciando a te il tempo per rifinire il piano, valutare ogni aspetto e magari ottenere spunti a cui non avevi pensato. Strumenti come LinkedIn possono suggerirti chi contattare tra gli espositori, aiutandoti a identificare i decision-maker e a facilitare un primo approccio. Puoi anche sfruttare ChatGPT (o strumenti simili come Gemini o Claude) per creare una lista di domande mirate da fare agli espositori, in base alle tue necessità, o preparare presentazioni personalizzate della tua azienda. Questo può fare la differenza, visto che gli addetti di ogni stand ricevono decine di richieste al giorno e avere le idee chiare per ottenere le informazioni giuste fin da subito aumenta le tue probabilità di successo. Ad esempio:
“Sto per visitare lo stand di [Nome Azienda] durante la fiera [Nome Fiera] e voglio saperne di più sul loro nuovo prodotto, [Nome Prodotto]. Mi interessa capire meglio le sue applicazioni pratiche e come potrebbe integrarsi nella mia attività. Vorrei anche informazioni sui costi, sui modelli di finanziamento disponibili e sui possibili ritorni sull’investimento. Inoltre, mi piacerebbe sapere se ci sono esempi di altre aziende che lo stanno già utilizzando con successo e quali vantaggi competitivi offre rispetto ad altri prodotti simili sul mercato. Puoi aiutarmi a preparare una lista di domande chiare da porre durante il mio incontro?”
Prenota un appuntamento. Molte fiere offrono la possibilità di prenotare appuntamenti con espositori o aziende specifiche. Approfitta di questa opportunità per organizzare incontri mirati con i rappresentanti di brand o organizzazioni che ti interessano di più. Prenotare in anticipo ti garantisce tempo dedicato con persone chiave e permette di ottenere risposte puntuali alle tue domande, evitando di improvvisare sul momento. Per gestire al meglio il tuo tempo, individua in anticipo le aziende con cui vorresti confrontarti e verifica, attraverso il sito della fiera o l’app ufficiale, se è possibile fissare appuntamenti. Questo approccio non solo rende la visita più produttiva, ma ti assicura anche di non trascurare le priorità principali.
Sfrutta LinkedIn per contattare i decision-maker. Se non trovi un sistema ufficiale di prenotazione, LinkedIn può diventare il tuo strumento preferito per raggiungere le persone giuste. Usa i filtri di ricerca avanzata per identificare professionisti che potrebbero essere utili, ad esempio specificando il ruolo aziendale, la località o il settore. Dopo aver individuato i contatti, interagisci con i loro contenuti prima dell’evento: commenta un post recente, metti un like a una loro iniziativa o condividi un articolo interessante collegato al settore. Questo ti aiuterà a creare una connessione prima ancora di inviare un messaggio. Quando scrivi, ricorda che brevità e chiarezza sono fondamentali. Se hai molti messaggi da inviare, puoi utilizzare ChatGPT per personalizzare ogni richiesta in base al contatto e all’azienda, risparmiando tempo senza perdere impatto. Ecco un esempio pratico da dare a ChatGPT:
Buongiorno [Nome], mi chiamo [Tuo Nome] e sono [Ruolo] presso [Azienda]. Ho notato il vostro stand alla fiera [Nome Fiera] e sarei interessato a discutere di [Tema specifico]. Sarebbe possibile fissare un breve incontro il [Data/Orario]?
Gestire la mancanza di risposta. Se non ricevi una risposta prima dell’evento, non scoraggiarti. Durante la fiera, visita comunque lo stand dell’azienda, chiedendo al desk se è possibile incontrare un rappresentante o lasciare un messaggio. Preparati con una breve presentazione di te stesso e delle tue necessità, per sfruttare al meglio eventuali opportunità in loco.
Pianifica la logistica con saggezza
Viaggio e soggiorno. Prenota con largo anticipo e scegli hotel vicini alla fiera per risparmiare tempo e stress. Usa app come The Fork per prenotare ristoranti in zona, così da evitare brutte sorprese all’ultimo minuto. Informati sui mezzi pubblici per evitare di restare bloccato nel traffico o verifica la disponibilità di parcheggi nei pressi dei padiglioni che ti interessano di più.
Mappa della fiera. Consulta in anticipo la disposizione dei padiglioni e pianifica i tuoi spostamenti. Molte fiere offrono app dedicate con mappe interattive che ti permettono di salvare percorsi, stand di interesse e appuntamenti, rendendo la visita più fluida.
Attrezzatura indispensabile. Scarpe comode sono un must, insieme a un caricabatterie portatile per il telefono e un quaderno per gli appunti o, in alternativa, una buona app per le note. Se preferisci registrare le tue impressioni al volo, usa il registratore vocale del tuo smartphone. Sarà utile poi per riorganizzare le idee in un secondo momento.
Prenditi una pausa. Partecipare a una fiera può essere un’esperienza intensa e stancante. Tra incontri, stand e conferenze, il rischio di sovraccaricarsi è sempre dietro l’angolo. Concediti delle pause regolari per ricaricare le energie: siediti, bevi qualcosa e approfitta del momento per riflettere su ciò che hai già realizzato. Usa queste pause anche per valutare i prossimi passi. Rivedi la tua agenda, aggiorna le note e pianifica eventuali aggiustamenti al tuo itinerario. Se qualcosa è cambiato, chiedi a ChatGPT di rivedere il tuo itinerario per ottimizzare I tempi. Una mente riposata è più lucida e pronta a cogliere nuove opportunità.
Raccogli campioni con intelligenza. Le fiere sono una miniera di campioni e materiali informativi, ma raccoglierli senza criterio può diventare un peso inutile. Scegli con attenzione cosa prendere: privilegia materiali utili o campioni che possano avere un valore concreto per la tua attività. Evita di appesantirti con volantini e opuscoli ridondanti che potresti facilmente scaricare in formato digitale. Se trovi campioni interessanti ma ingombranti, chiedi agli espositori se possono inviarteli direttamente per posta. Questo approccio non solo ti alleggerisce, ma ti permette di concentrare le tue energie sull’esperienza della fiera, invece di preoccuparti del trasporto.
Follow-up: Il vero lavoro inizia quando si torna a casa
Visitare una fiera è un investimento di tempo e risorse. Ma il vero valore di quell’investimento emerge solo se fai un follow-up strutturato e mirato. È il momento in cui trasformi le informazioni raccolte, i contatti stabiliti e le ispirazioni colte in azioni concrete.
Riorganizza i dati raccolti con l’IA
Digitalizza i contatti. Usa app dedicate per scansionare i biglietti da visita e trasformarli in contatti digitali ben organizzati. In alternativa, fotografa i biglietti e fornisci l’immagine a ChatGPT per ottenerli nel formato che preferisci. Puoi anche aggiungere note o dettagli personali alla foto per contestualizzare meglio ogni contatto. Questo ti aiuterà a integrare immediatamente le informazioni nel tuo sistema, evitando che pile di biglietti finiscano dimenticate.
Riassumi con intelligenza. Utilizza strumenti di sintesi basati sull’IA per raccogliere i punti chiave delle conversazioni avute in fiera. Puoi trascrivere note vocali o rielaborare appunti scritti, ottenendo un documento chiaro e facilmente consultabile. Strumenti come ChatGPT possono leggere le foto delle tue note e convertirle in testo, oppure trascrivere l’audio delle tue osservazioni registrate, trasformandolo in un resoconto ben strutturato.
Strategie per il follow-up
Email di follow-up mirate. Il follow-up è il momento per consolidare le relazioni avviate in fiera. Una buona email di follow-up dovrebbe:
Fare riferimento alla conversazione avuta in fiera.
Aggiungere valore, come un link o un documento utile.
Indicare chiaramente il passo successivo, ad esempio un incontro o un approfondimento.
Ecco un modello da adattare secondo le nostre necessità e da dare a ChatGPT:
Buongiorno [Nome], è stato un piacere incontrarti allo stand [Numero Stand] durante [Nome Fiera]. Abbiamo discusso di [Argomento] e penso che la nostra collaborazione potrebbe portare a [Beneficio]. Ti invio [Risorsa/Informazione utile] e sarei felice di approfondire l’argomento in una prossima call. Fammi sapere quando sarebbe più comodo per te!
Condividi gli insight con il team. Riporta novità, trend individuati e contatti strategici al tuo team. Usa strumenti come Gamma AI, che ti permettono di caricare testo e generare una presentazione accattivante in pochi minuti, o crea report sintetici con l’IA. Puoi persino chiedere all’IA di creare una traccia di brainstorming per il team basandosi sul materiale raccolto in fiera.
Prepara una reportistica utile. Organizza tutto ciò che hai appreso in un report che sia utile sia nel breve sia nel lungo termine. Includi i contatti raccolti, nuove opportunità di mercato, idee per migliorare i processi aziendali e spunti strategici. Un report ben fatto può servire non solo per pianificare future fiere, ma anche per fornire un contesto chiaro al tuo strumento di IA. Ad esempio, puoi caricare il documento su un assistente AI per riutilizzare i dettagli in modo efficace nelle conversazioni future.
Le fiere nell’era digitale e oltre
Avrete già notato che le fiere si stanno trasformando. Da semplici esposizioni massive di prodotti sono diventate piattaforme ibride che combinano la dimensione fisica con quella digitale, creando esperienze più immersive e interattive. Questo cambiamento non riguarda solo l’organizzazione degli eventi, ma il loro ruolo strategico per i visitatori e per le aziende.
Le fiere di oggi, infatti, non si concludono con l’ultimo giorno in presenza. Molte offrono piattaforme digitali per accedere a registrazioni di workshop, materiali scaricabili o resoconti. Utilizza questi strumenti per approfondire i contenuti che non hai avuto modo di seguire dal vivo.
Ad esempio, se hai partecipato a un talk interessante, verifica se è disponibile una registrazione per rivederlo con calma. Questo approccio non solo rafforza ciò che hai appreso, ma ti permette anche di condividere informazioni utili con il tuo team, trasformando la tua visita in una risorsa preziosa per tutta l’azienda.
Le fiere sono diventate anche momenti di confronto. Partecipare a seminari, convegni e talk dedicati permette di entrare in contatto con esperti, distributori e opinion leader del settore. Questi incontri sono occasioni preziose per comprendere tendenze di mercato, anticipare i bisogni dei clienti e valutare nuovi modelli di business. È sempre consigliato pianificare la partecipazione a questi eventi, in base agli interessi e agli obiettivi, perché ciò aggiunge ulteriore valore alla visita.
Lascia spazio al freestyle. Il valore della serendipità
In una fiera ben pianificata, c’è sempre bisogno di uno spazio libero, un momento in cui lasciare da parte l’agenda strutturata e vagare senza meta precisa.
Questo “spazio freestyle” non è tempo sprecato, ma una strategia per permettere al cervello di connettere i punti tra le novità esplorate e il proprio know-how.
Spesso, è proprio durante questi momenti di apparente casualità che nascono le idee migliori. Noti un prodotto che non avevi considerato, scopri un’azienda innovativa o ti lasci ispirare da un dettaglio inaspettato. Pianificare bene significa anche lasciare spazio a questo approccio libero, così da trasformare il caos in creatività.
Le fiere, quindi, non sono solo vetrine di prodotti, ma veri e propri laboratori di innovazione e relazioni. Con una pianificazione accurata e un pizzico di spazio per l’improvvisazione, ogni visitatore può trasformare l’esperienza fieristica in una risorsa strategica per il proprio successo.
Il valore intramontabile dell’esperienza diretta
Le fiere sono molto più di semplici esposizioni di prodotti. Sono momenti in cui ispirazione, connessioni e opportunità si intrecciano, offrendo ai visitatori un’esperienza unica e irripetibile.
Abbiamo visto come pianificare con cura, sfruttare le tecnologie dell’intelligenza artificiale, gestire al meglio il tempo durante la visita e valorizzare il follow-up siano strategie essenziali per massimizzare il tuo investimento di tempo e risorse. Dai preparativi a casa, passando per la fiera stessa, fino all’organizzazione del materiale raccolto una volta rientrati, ogni passo è fondamentale per trasformare l’esperienza in risultati concreti.
E non dimenticare di lasciare spazio per il “freestyle”, quel momento in cui vagare senza meta precisa può aprirti a nuove idee e connessioni inattese, mettendo a frutto il tuo know-how in modi che non avresti mai immaginato.
Con le giuste strategie e strumenti, ogni visita a una manifestazione può diventare un’opportunità per far crescere il tuo business, ampliare le tue conoscenze e scoprire nuove prospettive.
Negli ultimi anni, l’Intelligenza Artificiale (IA) è diventata un tema centrale per molte aziende, grandi e piccole. Ma tra tecnicismi complicati e informazioni frammentate, può essere difficile capire da dove iniziare e, soprattutto, come applicarla concretamente alla propria realtà aziendale.
Proprio per questo, ho creato una guida gratuita, pensata per chi vuole esplorare il mondo dell’IA in modo semplice e pratico, senza dover essere un esperto di tecnologia.
A chi è dedicata questa guida?
Questa guida è perfetta per:
Piccole imprese e professionisti che vogliono capire come l’IA possa semplificare il lavoro di ogni giorno, migliorando efficienza e produttività.
Chi si avvicina all’IA per la prima volta e cerca una risorsa chiara per iniziare a orientarsi.
Chi ha sentito parlare di ChatGPT, IA generativa o automazione, ma non sa bene come integrarli nella propria azienda.
Non è una guida per tecnici o sviluppatori avanzati. È pensata per fare da ponte tra curiosità e azione, aiutandoti a valutare se e come l’IA possa fare la differenza nel tuo lavoro.
Cosa troverai nella guida?
📘 Esempi pratici: come usare l’IA per creare contenuti, migliorare l’assistenza clienti, ottimizzare processi e risparmiare tempo. 📘 Strumenti semplici e accessibili: una selezione di tool gratuiti o low-cost per iniziare subito. 📘 Glossario essenziale: spiegazioni chiare dei termini più comuni per non perderti tra sigle e definizioni complesse. 📘 Consigli strategici: come integrare l’IA nella tua azienda passo dopo passo, superando ostacoli e resistenze.
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In passato ho scritto diversi articoli sull’intelligenza artificiale e il mondo della stampa, spiegando i concetti principali, l’uso e il perché è conveniente usarla.
Ora cominciano ad essere disponibili sempre più dati relativi all’intelligenza artificiale e la sua adozione nell’ambito della stampa digitale, con molti degli sviluppi più rilevanti che ci arrivano da oltre oceano.
Ascoltando podcast e interviste, emerge una realtà fatta di due facce: da un lato, una forte spinta all’adozione dell’IA. Tutti sembrano essere consapevoli a vario titolo del fatto che non si tratta di una semplice tecnologia, ma di un elemento capace di riscrivere profondamente le regole del gioco, permettendo di fare cose fino a ieri impensabili.
Dall’altro lato, quando si va nel quotidiano e non ci si limita solo a dire che l’IA è una tecnologia rivoluzionaria, permangono barriere e ostacoli effettivi che frenano l’adozione.
Voltarsi dall’altra parte non è consigliato. Non è possibile relegare l’IA a una moda passeggera o all’ennesima nuova feature tecnologica che prima o poi busserà alla nostra porta: mentre noi lo facciamo, qualcun altro, magari un nostro concorrente, potrebbe già trovarsi in vantaggio.
L’IA offre strumenti pratici per ottimizzare processi, migliorare l’efficienza e creare nuove opportunità di business, e sappiamo quanto ne abbiamo bisogno, combattendo ogni giorno tra spese, ricavi e profitti. Abbiamo bisogno di spazio per innovare e l’IA ci da questa possibilità, perché libera il nostro tempo per attività più creative o strategie per aumentare il numero dei clienti che possono rivolgersi a noi.
Le nuove regole del gioco
Tradizionalmente, la stampa è vista come un servizio: un cliente arriva, ordina, e poi si consegna il prodotto. Considerando quanto sta succedendo, dovremmo chiederci se questo modello è ancora sostenibile e per quanto tempo. E con che margini di profitto poi, se la concorrenza aumenta. In effetti, il vero concorrente non è lo stampatore vicino (lo è, ma riusciamo a prenderne le misure), ma piuttosto chi ha già capito come sfruttare l’IA a proprio vantaggio.
La capacità di adattarsi a queste nuove condizioni è l’investimento migliore che possiamo fare.
Cosa significa in pratica?
Ci sono alcuni aspetti che voglio elencare, non in maniera esaustiva, per offrire una panoramica di dove l’IA impatta e cosa permette di fare.
Personalizzazionegrafica. L’IA applicata alle immagini consente di creare varianti di un design, mock-up, loghi o ambientazioni fotografiche in tempi rapidissimi. Questo significa poter rispondere alle richieste dei clienti in modo molto più puntuale, fornendo loro esattamente quello di cui hanno bisogno, con soluzioni su misura per ogni esigenza.
Contenuti. L’IA è in grado di generare azioni pubblicitarie mirate, sviluppando la comunicazione sui canali social per attrarre nuovi lead. L’utilizzo di modelli di IA permette di analizzare in profondità il comportamento degli utenti o della concorrenza e creare campagne pubblicitarie perfettamente targettizzate, aumentando l’efficacia delle nostre strategie di marketing e dei nostri investimenti.
Supporto allavendita. È possibile produrre una documentazione ottimizzata per la forza vendita, basata sui punti di forza e debolezza della concorrenza, rispondere a potenziali obiezioni dei clienti oppure ottenere nuove prospettive o strategie da esplorare. L’IA può generare argomentazioni persuasive, personalizzate per ciascun cliente, mettendo in evidenza i vantaggi specifici rispetto alle alternative sul mercato.
Analisidati. Navigazione dei dati aziendali per identificare pattern e analizzare i risultati delle campagne. L’IA ci consente di gestire grandi volumi di dati e di estrarre insight rilevanti in tempi ridotti, permettendoci di valutare i risultati e considerare migliorie. Questo porta a un miglioramento continuo delle nostre operazioni e dei servizi offerti.
Supportro alle strategia. Supporto nell’elaborazione di strategie, brainstorming per generare nuove idee e migliorare piani esistenti. L’IA è uno strumento ideale per simulare scenari futuri e valutare diverse strategie prima di prendere decisioni, riducendo il rischio di scelte errate.
Ora, se ci pensate, siamo davanti a un bivio.
Possiamo ignorare l’IA e fare affidamento sulla nostra esperienza e sulla fedeltà dei clienti. Ma è fondamentale essere consapevoli che, mentre noi rimaniamo fermi, qualcun altro potrebbe renderci obsoleti perchè la concorrenza che integra l’IA avrà più possibilità di creare cose nuove, più velocemente e a costi probabilmente inferiori, il che potrebbe erodere significativamente la nostra base clienti e la nostra capacità di innovare.
Oppure possiamo abbracciarla, iniziando con piccoli passi. Ad esempio, sfruttare l’IA per analizzare i dati di vendita, migliorare il nostro sito o creando dei contenuti per le nostre azioni pubblicitarie. Usare l’IA è come assumere una risorsa molto competente, ma che non conosce ancora il nostro business
Per questo si può disegnare un percorso che includa l’IA come parte integrante del nostro modello di business o delle azioni che facciamo nel quotidiano. Provatela per scrivere una mail, leggere un bilancio o un report. L’importante è cominciare, magari con progetti di dimensioni ridotte che permettano però di apprendere come sfruttare l’IA, per poi estendere le applicazioni in modo graduale ma continuo.
Adozione in crescita: L’uso dell’IA tra i fornitori di servizi di stampa (PSP) è passato dal 24,7% nel settembre 2023 al 40% nel marzo 2024. La percentuale di chi non intende adottare l’IA è diminuita dal 48,4% al 32,8% nello stesso periodo. Questi dati mostrano che ci si ta muovendo in maniera marcata verso l’adozione dell’IA all’interno delle attività.
Applicazioni chiave: L’IA viene utilizzata per la creazione di contenuti (blog, e-mail, social media, 29%), strategie di marketing (campagne, segmentazioni, 16.1%) e di vendita (automazione, previsioni, metodologie, 13.7%). Come vedete, si rispecchia in quanto abbiamo visto sopra nella lista on gli utilizzi principali.
Barriere all’adozione
Curva di apprendimento ripida e definizione degli scopi. Molti PSP trovano difficile comprendere come implementare l’IA. Spesso le tecnologie sono complesse e richiedono competenze specifiche, e questo può rappresentare un ostacolo all’adozione per le piccole e medie imprese che non hanno personale specializzato.
Sicurezza dei dati. Preoccupazioni sulla protezione della proprietà intellettuale. Questo è un aspetto particolarmente delicato, poiché l’integrazione dell’IA comporta l’utilizzo di grandi volumi di dati, che devono essere gestiti in modo sicuro e conforme alle normative.
Formazione del personale.La necessità di educare il team sui benefici dell’IA. Senza un’adeguata formazione, l’introduzione di nuove tecnologie rischia di non portare i benefici sperati e di essere vista come un costo piuttosto che come un’opportunità.
Raccomandazioni
Partire in piccolo. Concentrarsi su un’area specifica, come l’automazione delle operazioni. Scegliere un singolo processo su cui lavorare permette di ridurre il rischio e di testare l’efficacia dell’IA senza stravolgere l’intera azienda.
Educazione continua. Partecipare a corsi per aggiornarsi sulle nuove tecnologie. L’apprendimento è fondamentale per rimanere competitivi e per sfruttare appieno le potenzialità offerte dall’IA. Eventi come workshop, webinar e corsi online sono ottime occasioni per acquisire nuove competenze.
Coinvolgimento della professionalità. Mantenere il controllo umano nei processi critici. Anche se l’IA può automatizzare molti aspetti del lavoro, l’intervento umano è fondamentale per garantire la qualità e per gestire situazioni complesse che richiedono un giudizio esperto e in linea con le politiche e il tono comunicativo dell’azienda.
La situazione in Italiatra gli stampatori
Nell’ottobre 2024, Roland DG ha condotto una survey presso i suoi stampatori con lo scopo di capire qual è lo status dell’adozione dell’IA nelle aziende. L’indagine ha rivelato che:
Il 36% degli stampatori utilizza in qualche modo strumenti di IA.
Il 64% non utilizza l’IA o sta valutando se introdurla.
Questi dati mostrano un interesse crescente, ma anche una quota significativa di indecisi che probabilmente necessita di guida, supporto e formazione.
Molti di quelli che hanno risposto di utilizzare l’IA, la usano in modo sporadico, non come una parte importante del flusso di lavoro, suggerendo che essa è ancora percepita come uno strumento ausiliario. Solo il 28% degli intervistati la usa in maniera quotidiana (ChatGPT e Copilot principalmente).
È chiaro che la formazione è un fattore determinante. Senza una comprensione delle possibilità offerte dall’IA che ho illustrato sopra, molti stampatori si limitano giustamente a un utilizzo superficiale della tecnologia, che non consente di ottenere i veri vantaggi competitivi.
Perché gli stampatori non adottano l’IA?
Mancanza di tempo: Il 40% ritiene che la formazione sull’IA richieda troppo impegno. In un settore dove i margini di profitto sono già ridotti, dedicare tempo alla formazione può sembrare un lusso, ma è un investimento necessario per il futuro.
Scarsa conoscenza interna: Il 33% segnala la mancanza di competenze tecniche. È necessario colmare questo gap attraverso la collaborazione con esperti e l’organizzazione di training mirati che consentano al personale di sviluppare le competenze necessarie.
Difficoltà nell’identificare le aree di applicazione: Oltre il 25% non sa come integrare l’IA nei propri processi. Spesso ciò deriva dalla mancanza di una visione strategica, ed è qui che un buon consulente può fare la differenza, aiutando l’azienda a identificare le aree più promettenti per l’adozione dell’IA.
Cosa si può fare
L’IA può incutere timore e lo capisco bene. Anc’io all’inizio ho fatto fatica a contestualizzare e capire. Ci sono tante informazioni spesso gergali, consulenti esperti sulla tecnica ma poco pratici nell’integrazione in settori specifici o a digiuno delle dinamiche aziendali e di business, e opinioni contrastanti tra chi prospetta un’apocalisse e chi un futuro idilliaco.
La verità sta nel mezzo e si basa molto sulla pratica. Provando direttamente queste tecnologie, si capisce il loro potenziale e si intuisce dove adottarle. È fondamentale affrontare la sfida con un approccio pratico, testando e sperimentando. L’investimento iniziale è di pochi euro che servono per utilizzare al meglio piattaforme tipo ChatGPT.
Fatto questo, considerate di iniziare un breve ciclo di formazione, prendetevi del tempo per approfondire (ascoltavo uno stampatore americano che aveva deciso di dedicare almeno un’ora al giornoall’utilizzo dell’IA per una specifica applicazione, a partire da cose semplici come rispondere alle mail) e il supporto di consulenti che conoscono sia l’IA sia lche il modo in cui un’azienda funziona.
C’è un’opportunità da cogliere per migliorare sia il nostro business che il futuro della nostra attività. Meglio prenderla ora.
Il 2024 sta rappresentando un momento decisivo per l’adozione dell’intelligenza artificiale generativa in aziende di ogni tipo.
Secondo un recente report di Menlo Ventures, che ha intervistato 600 decisori IT in grandi imprese statunitensi, gli investimenti in AI hanno raggiunto la cifra considerevole di 13,8 miliardi di dollari. Sebbene questi dati si riferiscano principalmente alle grandi imprese, credo offrano preziosi spunti di riflessione anche per le PMI che desiderano esplorare e implementare questa tecnologia e vale sicuramente la pena dare un’occhiata ai passaggi più importanti e capire cosa essi possono suggerirci.
Grandi imprese e PMI. Cosa succede.
Nel panorama attuale, l’AI generativa sta compiendo un passaggio significativo dalla fase sperimentale a quella operativa. Le aziende ora ricercano sempre più soluzioni che possano offrire risultati concreti e misurabili, dopo un primo periodo di sperimentazione, ponendo particolare enfasi sulla personalizzazione e l’integrazione con i processi esistenti. È interessante notare come il prezzo per queste aziende americane non sia più il fattore decisivo – solo l’1% lo considera prioritario – ma piuttosto si guarda al valore effettivamente generato, che implica il fatto che si è già provveduto a una mappatura dell’implementazione dell’I e li si monitora per valutare i risultati.
Ovviamente, esistono differenze sostanziali tra grandi imprese americane e PMI che non possono essere ignorate. Mentre le grandi imprese hanno la capacità di investire in molteplici progetti pilota e tecnologie più costose, le PMI necessitano di soluzioni più mirate e immediatamente produttive (classici low-hanging fruits). Nonostante i budget e le risorse più limitati, le PMI godono però di un vantaggio significativo: una maggiore agilità nel testare e implementare nuove soluzioni, che probabilmente si riflette anche nei partner a cui si rivolgono, questi ultimi consci della fase di adozione che le PMI attraversano.
Le opportunità in gioco
Tra i casi d’uso emersi dal report, alcuni risultano particolarmente promettenti per le PMI. L’assistenza clienti automatizzata, che ha raggiunto un’adozione del 51% nelle grandi imprese, può essere implementata dalle PMI attraverso chatbot semplici per le domande frequenti (31% dei casi d’uso nel report) con investimenti contenuti grazie a soluzioni freemium o comunque che girano dai 20 ai 40K annue, a seconda delle prestazioni richieste. La ricerca e gestione documenti per trovare connessioni tra diverse fonti (28% di adozione) può essere affrontata gradualmente, partendo da un singolo processo o dipartimento. L’automazione delle riunioni (24%) offre benefici immediati nel risparmio di tempo per la gestione delle comunicazioni.
Per quanto riguarda la scelta tra sviluppo interno o acquisto di soluzioni esistenti, mentre il 47% delle grandi imprese opta per lo sviluppo interno e il 53% adotta una soluzione esterna, per le PMI è generalmente più conveniente utilizzare soluzioni esistenti e consolidate e poi valutare un’adozione interna, preferendo piattaforme con prezzi scalabili e strumenti che non richiedono competenze tecniche specializzate.
Implementazione per PMI
Da quanto sopra, si capisce che l’implementazione dell’AI nelle PMI dovrebbe seguire un approccio graduale, flessibile e strutturato. È fondamentale iniziare in piccolo, identificando un singolo processo da migliorare (ad esempio la creazione di contenuti) e utilizzando strumenti gratuiti o a basso costo per i test iniziali. La valutazione attenta dovrebbe considerare la compatibilità con i sistemi esistenti, i costi totali (inclusi formazione e manutenzione) e la semplicità d’uso per il personale che viene coinvolto in questa esperienza. Su questo punto è anche conveniente prevedere dei programmi di rewarding per fare in modo che la maggior produttività derivante dall’IA venga riconosciuta dall’azienda in maniera tangibile
Dal report emergono anche alcuni problemi frequenti che le PMI dovrebbero considerare attentamente:
– Costi di implementazione non previsti (26%)
– Problemi di privacy dei dati (21%)
– ROI deludente (18%)
Adattare gli insights del report alle PMI
Per le PMI, è cruciale focalizzarsi sulla produttività immediata, scegliendo soluzioni che risolvono problemi concreti e privilegiando strumenti con curve di apprendimento brevi. La gestione delle risorse deve essere oculata ma non limitante, con investimenti graduali e mirati, sfruttando anche le versioni free/trial prima di impegnarsi in acquisti definitivi, se si considerano progetti più impegnativi come chatbot o SLM (small langiage models) a uso interno. Ovviamente il discorso è più semplice se si adottano strumenti come ChatGPT con costi che partono da 20 euro/mese.
Non meno importante è l’attenzione alla sicurezza e alla privacy, selezionando fornitori affidabili e implementando chiare policy di utilizzo. Questo punto è importante, soprattutto se nelle piattaforme commerciali si utilizzano dati sensibili e report. Inquesto caso, prevedere sempre di attivare le opzioni di non condivisione, se non ci sono alrte necessità. In più, se l’output di IA generative viene usato per i contenuti aziendali (blog, post, web, guide) i risultati debbono essere sempre validati da personale esperto.
In chiusura
Visto che i’AI, soprattutto quella generativa, sta ridefinendo il panorama aziendale e che non esiste al momento un percorso predefinito che funzioni per ogni azienda, conviene che le PMI sfruttino ogni tipo di esperienza disponibile soprattutto se viene da mercati dove l’adizione è più avanti. Oggi ci sono tante opportunità di sperimentare con soluzioni accessibili e la chiave del successo risiede nell’iniziare con progetti piccoli ma concreti, in modo che si possa poi valutare di scalare per soluzioni più ambiziose.
*Nota: I dati citati provengono dal report “2024: The State of Generative AI in the Enterprise” di Menlo Ventures, basato su un sondaggio di grandi imprese statunitensi. Le interpretazioni e i suggerimenti per le PMI sono stati adattati al contesto delle piccole e medie imprese.*