Ci sono diverse notizie interessanti che sembrano far intravedere l’arrivo dell’Intelligenza Artificiale Generale (AGI) in tempi e modi più veloci di quello che ci si aspettava, con un cambio tecnologico repentino.
Ezra Klein, nel suo podcast Ezra Klein Show ospitato sul New York Times, ha intervistato il consigliere Ben Buchanan, ex consigliere speciale per l’AI alla Casa Bianca durante la presidenza Biden. Durante il colloquio, Buchanan ha dichiarato che il governo americano pensa che l’AGI potrebbe essere imminente. È una notizia importante, considerando che molti esperti prevedevano inizialmente una forchetta variabile tra i 5 e i 15 anni, mentre ora si parla di soli 2-3 anni. Se questa previsione si rivelasse corretta, l’impatto sarebbe enorme: economico, sociale e persino geopolitico. Klein ha sottolineato durante l’intervista che non siamo assolutamente preparati, come società, per quest’impatto e che al momento sembra che, sempre dalle domande fatte a Buchanan, non ci sia nessun piano per gestire il cambio di paradigma che esso porterà.
Klein ha infatti citato come esempio Deep Research, che riesce ad eseguire analisi in pochi minuti, analisi che avrebbero richiesto giorni ad una persona.
Proprio alla domanda di Klein se il governo Biden avesse simulato o analizzato gli impatti potenziali dell’AGI, Buchanan ha ammesso che ciò non è stato fatto, in parte a causa di restrizioni governative sull’uso della tecnologia (sic).
Buchanan ha anche evidenziato che, a differenza di molte tecnologie del passato, guidate o influenzate dai governi come la corsa allo spazio, il nucleare o internet, l’AI è stata sviluppata prevalentemente dal settore privato, lasciando il governo ad inseguire l’evoluzione tecnologica. Questo significa che oggi gli Stati Uniti stanno cercando di recuperare terreno (da qui si capiscono anche certe mosse dell’amministrazione Trump), per capire come regolamentare, sfruttare e proteggersi dall’AGI di altri paesi. Il controllo di questa tecnologia potrebbe ridefinire la leadership globale, così come accadde con l’energia nucleare e lo spazio, creando una sorta di deterrenza basata sull’IA.
L’era degli assistenti vocali: il passo successivo verso l’automazione
Parallelamente alle notizie sull’AGI, assistiamo a una repentina evoluzione degli assistenti vocali. Sesame, ad esempio, ha dimostrato un realismo e un pensiero critico senza precedenti nelle conversazioni AI (provare per credere), grazie a inflessioni, pause incredibilmente naturali e reazioni spontanee in tempo reale che lo rendono indistinguibile da una voce umana. Questo potrebbe essere il primo vero “momento AGI” per la voce, aprendo la strada ad assistenti digitali sempre più sofisticati e che hanno possibilità di scalare all’interno di team.
Nel frattempo, piattaforme come Lindy AI stanno già automatizzando le conversazioni telefoniche in ambito commerciale. Secondo il podcast Marketing Against The Grain, che ha intervistato Flo Crivello, Founder e Ceo di Lindy, gli agenti vocali AI permettono già di:
- Automazione delle chiamate, eliminando menu rigidi e offrendo interazioni più naturali.
- ROI immediato, liberando tempo per il personale umano addetto alle conversazioni.
- Scalabilità illimitata, gestendo volumi elevati di chiamate simultanee.
- Miglioramento dell’esperienza utente, riducendo i tempi di attesa e fornendo risposte rapide.
Questi progressi, sebbene impressionanti, sollevano ovviamente dubbi e domande importanti: quando verranno superati gli ultimi ostacoli tecnologici, quali saranno le implicazioni per i posti di lavoro umani?
Alexa Plus: l’assistente vocale di nuova generazione
In tema con quanto sopra, Amazon ha recentemente annunciato Alexa Plus, una versione completamente rinnovata del suo assistente vocale, basata su AI generativa e sviluppata in collaborazione con Anthropic. Tra le sue capacità più avanzate vengono citate:
- Conversazioni più fluide e contestuali, senza la necessità di ripetere ogni comando (chiunque abbia già Alexa sa quanto può essere frustrante l’interazione).
- Personalizzazione avanzata, con memoria delle preferenze dell’utente.
- Comprensione visiva, grazie all’integrazione con fotocamere per analizzare ambienti e contenuti.
- Funzionalità di “agente”, che permette ad Alexa di navigare autonomamente su internet, prenotare servizi e gestire attività senza supervisione umana.
Questi progressi mostrano chiaramente che non siamo più di fronte a semplici assistenti vocali, ma a veri e propri agenti AI in grado di interagire e operare in autonomia con il mondo esterno. Anche in questo caso, queste innovazioni portano con sé nuove sfide, in particolare in questo caso, riguardo alla privacy e alla gestione dei dati personali.
Il valore dell’essere umano nell’era dell’AI
Con l’intelligenza artificiale che diventa sempre più accessibile, la vera differenza tra le persone non sarà più l’intelligenza in sé ovviamente, ma la capacità di agire, prendere iniziativa e guidare il proprio percorso. Questo è il concetto di agency, evidenziato da Andrej Karpathy, ex direttore AI di Tesla e OpenAI, su X. Un concetto interessante, che forse fatica a prendere una forma digeribile ma che in sostanza si esplica come la capacità di un individuo di prendere iniziativa, prendere decisioni ed esercitare controllo sulle proprie azioni e sul proprio ambiente. Più proattività e meno reattività. Perchè questo?
L’idea di Karpathy è che, con l’avanzare dell’intelligenza artificiale che gestisce compiti cognitivi sempre più complessi, l’intelligenza diventerà appunto una commodity, mentre l’agency diventerà l’unico vero elemento di differenziazione . Di conseguenza, egli suggerisce di dare priorità all’agency in ogni cosa che facciamo, come nelle assunzioni e nell’istruzione, e incoraggia le persone ad agire come se avessero 10 volte la loro attuale agency. Punto di vista molto interessante.
In questo contesto, la creatività e il giudizio umano diventano essenziali. Antonio Bellu, nella sua newsletter Let Me Tell It, suggerisce anche diversi approcci di buon senso per integrare l’IA nel processo creativo (leggete la newsletter che è molto più ricca di questo stropicciato riassunto):
- Usare l’IA come strumento di generazione, senza sostituire la creatività umana.
- Affinare la capacità di valutazione e selezione, per distinguere i contenuti di valore.
- Integrare la sensibilità umana nella rielaborazione, per dare un’impronta unica ai risultati.
- Sviluppare un occhio critico per la bellezza e l’innovazione, evitando l’omologazione.
- Premiare l’azzardo e l’originalità, anziché seguire schemi predefiniti.
- Spingere oltre i limiti dell’IA, utilizzandola per esplorare nuove idee, ma senza delegare tutto alla macchina.
Questi principi ricordano che, mentre l’AI potenzia le nostre capacità e può diventare una commodity, visti i progressi, il vero valore risiede ancora nel nostro gusto, intuito e capacità di dare significato alle cose. Vedremo anche qui che forma questi concetti prenderanno.
Il futuro del lavoro nell’era dell’IA
Chiudo quest’articolo citando Il Future of Jobs Report 2025 del World Economic Forum, che evidenzia come l’IA, in particolare l’IA generativa, stia trasformando profondamente il mercato del lavoro. Non è una novità per chi segue l’evoluzione dell’IA e i suoi impatti ma questo, potete scommetterci, sarà l’argomento top nei prossimi mesi. La tecnologia è ovviamente considerata il principale motore di cambiamento, con previsioni di 30 milioni di nuovi posti di lavoro creati, ma anche 25 milioni di ruoli eliminati.
Per esperienza, prendo sempre questi risultati con le molle perchè gli intervistati spesso non hanno piena nozione di cosa sia l’IA e di come entra nel processo lavorativo. Un altro aspetto interessante è che l’IA generativa potrebbe potenziare i lavoratori meno specializzati, consentendo loro di svolgere compiti più avanzati e supportando i professionisti esperti con strumenti di automazione e analisi più sofisticati. Ovviamente, questo è tutto da vedere, visto che nessuno al momento ha un piano per capire come farlo (sarei felice di essere smentito). Infatti, il report avverte che senza adeguate regolamentazioni e strategie aziendali mirate, il rischio di sostituzione del lavoro umano potrebbe aumentare la disuguaglianza e la disoccupazione.
Di fronte a questa trasformazione molte aziende prevedono di integrare l’IA nei propri processi entro il 2030, con un focus su reskilling e upskilling dei lavoratori esistenti e di assumere talenti specializzati nello sviluppo e nella gestione dell’IA (77%). Tuttavia, il 41% dei datori di lavoro prevede di ridurre la forza lavoro la dove i processi saranno automatizzati.
Questo scenario evidenzia la crescente necessità di competenze digitali da acquisire al più presto, da soli o con percorsi aziendali. In più, considerando il concetto di agency, pensiero analitico, creatività e adattabilità saranno indispensabili per rimanere competitivi.
Insomma, sembra che non ci annoieremo nel prossimo futuro. Vista la velocità con cui le cose cambiano, probabilmente dovremo rivedere queste valutazioni a breve.
Nel frattempo, se volete valutare come l’IA può impattare il vostro lavoro, consiglio di utilizzare questo CustomGPT, chiamato JobsGPT da SmarterX, che permette, inserendo il vostro titolo di lavoro la vostra JD, di capire come il lavoro può cambiare e anche chiedere come integrare step-by-step l’IA nel quotidiano con un percorso suggerito dal GPT stesso.