AI nel 2026. Qualche idea per usare la testa senza stressarsi

IA 2026

È quasi passata la rituale abbuffata di previsioni e trend che ogni inizio d’anno piacevolmente ci riserva. Sono sicuro che, come me, se sei parte di un’azienda, l’intelligenza artificiale (da qui in avanti semplicemente AI) probabilmente ti accompagna già da parecchi mesi come un rumore di fondo, presente, però, in modo costante, quasi irritante.

Articoli, demo, promesse, allarmi. Un giorno sembra che senza AI tu sia spacciato, il giorno dopo che sia solo una bolla. Nel mezzo, la tua azienda. Clienti da seguire, margini da difendere, piani da sviluppare e persone da guidare.

Mettiamola semplice. Nel 2026 l’AI non sarà più una moda da rincorrere, ma nemmeno un miracolo da aspettare. Sarà una leva industriale. Come tutte le leve, funziona solo se sai dove appoggiarla.

Sembra ormai passato il momento in cui l’AI entrava nelle aziende come “strumento geniale”, per stupire chi ancora non la usava, il collega che ci presentava il suo piano (e che noi abbiamo rivisto con l’AI senza dirglielo), il fornitore, a cui abbiamo vivisezionato il preventivo con ChatGPT. 

Oggi, invece, l’IA si configura come uno strato di base all’interno di ciò che fai nel quotidiano (preventivi, letture di report, analisi della concorrenza, contenuti per il tuo sito web) oppure di ciò che già usi  (Email, CRM, software gestionali, assistenza clienti, fogli di calcolo). E non ti chiederà di cambiare mestiere, ma di lavorare in modo più ordinato.

E qui arriva la prima verità scomoda di cui ci stiamo rendendo conto oggi. Se la tua azienda oggi è confusa, l’AI non la renderà intelligente. La renderà confusamente veloce.

Nel 2026 vinceranno le PMI che useranno l’AI per rafforzare i processi, non per coprire il disordine o per far colpo in modo effimero. Quelle che capiscono che la tecnologia amplifica ciò che trova. Quindi se trova chiarezza, moltiplica il valore; se trova caos, moltiplica gli errori.

Per questo, prima ancora di investire in nuovi tool, il vero lavoro da fare è principalmente interno. Identificare su quali attività si può intervenire, darsi obiettivi possibilmente chiari, dati decenti, regole minime condivise. È noioso, lo so. Ma è anche il miglior investimento che puoi fare per non buttare soldi dopo.

Parlando di attività e obiettivi, dove ha senso usare l’AI, senza troppe discussioni? Sicuramente ovunque tocchi il tempo, gli errori e la qualità della relazione.

Parliamo di preventivi e di risposte ai clienti, per esempio. Non per “scrivere al posto tuo”, ma per aiutarti a essere coerente, veloce, affidabile. Un’offerta ben costruita, che non dimentica pezzi e valorizza ciò che sai fare bene e la tua esperienza, oggi è un vantaggio competitivo enorme.

Poi il post-vendita e l’assistenza. Non perché il cliente voglia parlare con un robot, ma perché spesso vuole risposte semplici e corrette al primo colpo. Ridurre l’attrito è già creare valore.

E infine tutto ciò che serve a evitare gli errori ripetitivi: checklist (per fiere, offerte, piani di lavoro), passaggi standard, memoria operativa. Qui l’AI funziona bene, perché non si stanca e non “va a intuito”.

Attenzione però a non cadere nell’altra trappola, cioè quella dell’automazione totale. Nel 2026 sentirai parlare molto di agenti che fanno tutto da soli, di sistemi che “lavorano al posto delle persone”. Certamente affascinante, ma credo che per una PMI sia spesso prematuro e rischioso. Gli errori automatici, quando toccano prezzi, promesse, immagine aziendale o dati sensibili, costano più di quelli umani e sono difficilmente recuperabili.

Direi che la regola è semplice. Se non sai spiegare in una frase che problema l’AI risolve e come misurerai il risultato, non è il momento.

C’è poi un investimento di cui si parla poco, ma che farà la vera differenza: le persone. Non servono esperti di prompt o corsi teorici sul machine learning. Serve che chi lavora con te sappia usare l’AI con giudizio che significa fare domande sensate, riconoscere quando l’output è sbagliato, sapere quando fermarsi e usare il cervello. Quello che oggi senti chiamare “Human in the Loop” (l’umano nel processo).

Questa è, come si dice in gergo, AI literacy vera, da officina, non da convegno. E le PMI, paradossalmente, qui sono avvantaggiate perché sono più vicine al lavoro reale e, rispetto a un consulente che si basa giocoforza sulla teoria o su esempi immaginari, possono subito mettere in pratica ciò che pensano.

Infine, una parola sul lavoro e sulla paura. Sì, l’AI cambierà i ruoli. Sicuro.

Ma per una PMI il punto non è sostituire le persone, ma ridisegnare bene il lavoro di ognuno in base a ciò che l’AI ti permette di fare. Ad esempio, togliere alle persone ciò che è ripetitivo e “stupido” e lasciare spazio a ciò che crea valore, come il giudizio, la relazione e la responsabilità.

Qui entra in gioco qualcosa che nessun modello potrà davvero replicare: l’esperienza. Quel “saper scegliere cum grano salis” che nasce dagli anni, dagli errori, dall’ascolto delle proprie persone e dei clienti. L’AI può aiutare. Il criterio resta umano. Di nuovo.

Se dovessi chiudere con una frase sola, basandomi su ciò che ho visto finora, da questa parte della barricata, quella dell’azienda, direi che nel 2026 una PMI non deve inseguire l’AI. Deve metterla al lavoro, con calma e metodo. Non senti di avere le competenze? Chiedi aiuto. Organizzazioni di categoria e consulenti possono senz’altro darti l’aiuto che cerchi.

Però investi quando risolvi problemi reali e puoi misurare i risultati. Aspetta finché non stai solo rispondendo alla paura di restare indietro.

L’AI non è una scorciatoia. È una leva. E, come abbiamo detto, esse funzionano solo se sai dove appoggiarle. Il come verrà dopo.

Autore: Vittorio

Con oltre 20 anni di esperienza nel marketing B2B e una particolare passione per la creatività e la tecnologia, oggi ricopro il ruolo di Head of Marketing Research, Planning and Technology presso Roland DG EMEA, dove mi occupo di strategie per i settori della stampa digitale, personalizzazione e modellazione. Mi occupo di tutto ciò che ruota intorno al marketing: dalla pianificazione strategica alla gestione di team e budget, passando per social media, AI, CRM, eventi, fiere e sviluppo di nuovi prodotti e servizi.